Rebus energia, la Regione chiama Cingolani: «Caro ministro così non va»

L’assessore all’industria Anita Pili contesta la stesura finale del decreto pronto per la firma. «Abbiamo bisogno di un confronto vero col governo. Così si penalizzano le nostre imprese»

CAGLIARI. «Caro ministro così non va proprio». L’assessore regionale all’industria Anita Pili rimane alquanto sorpresa dal testo ad oggi definitivo del decreto Energia-Sardegna, e ne chiede quanto prima modifiche formali e sostanziali. La Pili ammette che i “pontieri” di entrambe le parti, Governo e Regione, sono già al lavoro per smussare asperità e ridurre al minimo le distanze, ma sarà solo la parte politica, e non quella dirigenziale, a dettare le regole definitive sul decreto, che «a oggi non può essere accolto – ammette la stessa Pili – dalla Regione. Per questo oggi mi rivolgerò formalmente al ministro Cingolani, con il quale la Regione in questi mesi ha instaurato un rapporto proficuo di sincera collaborazione tra istituzioni, e che ha dimostrato la massima attenzione all’isola, per dirgli che la nostra isola merita di più. Di più di quello che è stato concertato negli accordi sinora siglati tra governo nazionale e regionale e di più di quello che il ministero intende darci. La Sardegna non vuole restare ancorata al passato, ma non vuole neanche fare salti nel buio. Oggi abbiamo gli elementi per definire una strategia energetica che ci porti al passo con i tempi e che garantisca le nostre comunità. Se c’è una cosa che la pandemia ci ha insegnato è che dobbiamo sempre più riappropriarci della nostra indipendenza e che questa non può prescindere da una forte coesione sociale».

Secondo l’assessore il decreto in via di definizione tra Mite e Palazzo Chigi, dove non sarebbe giunto per il controllo definitivo e la successiva firma del Presidente Draghi, prevede alcune novità assolute e diversi punti non definiti. «Dovremmo essere la prima Regione del paese a cui viene attribuita una esatta quota di produzione da rinnovabili. Perchè quei numeri e non altri? Perchè si parla di 2,6 di eolico e di 1 gigawatt di accumulo? Sono indicazioni di Terna o dei tecnici del ministero? E su quali basi si fondano?» A queste domande la Regione è pronta ad aggiungerne altre. La prima riguarda una contraddizione dello stesso decreto, che «stabilisce quanto produrre senza aver ancora individuato, secondo quanto previsto dalle leggi, le aree idonee ad accogliere impianti di rinnovabili. Insomma si decide senza aver verificato l’estensione di aree propriamente disponibili a tali interventi». La paura di viale Trento è che senza la riconversione delle due centrali, le rinnovabili non possano essere sostenute in sicurezza, come Terna ha fatto capire a tutti i suoi interlocutori. Il Tyrrhenian link infatti non compenserà la potenza attualmente generata dalle centrali.

«Ci va bene la perequazione tariffaria – continua il suo ragionamento l’assessore Pili – ma nel decreto manca totalmente la distribuzione nelle reti che invece sarà a libero mercato con tariffe quindi non calmierate». E infine la parte più delicata, quella politica. «Nelle prime bozze del decreto erano previste due navi, di dimensioni da verificare, a nord e a sud, come previsto da Terna; ora ne rimane una certa a sud Sardegna e forse quella del nord, se dovesse servire. Come si può pensare di garantire al territorio sardo sicurezza e affidabilità’ del servizio di rete elettrico? E soprattutto si è sicuri che si stiano creando le condizioni per far rimanere le aziende e per attrarre nuovi investimenti? Credo che sia urgente un incontro chiarificatore con i sindaci, le imprese e i sindacati – ha concluso Pili – perché la sintesi spesso serve a non approfondire le questioni. A noi servono concretezza, certezza e opportunità. Non domani, ma oggi».

@gcentore

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