La Nuova Sardegna

Aumentano i pazienti gravi terapie intensive già in crisi

di Luigi Soriga
Aumentano i pazienti gravi terapie intensive già in crisi

Due intubati trasferiti da Sassari a Cagliari. A rischio anche l’attività ordinaria

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SASSARI. Due pazienti intubati, con insufficienza respiratoria, trasferiti da Sassari a Cagliari. È il segnale che sono bastati sei malati gravi per saturare l’unica terapia intensiva Covid e per mettere in crisi l’Hub del centro nord Sardegna.

Quindi siamo punto e accapo, con l’Aou costretta a correre ai ripari e reinventarsi un nuovo assetto per affrontare l’emergenza.

La terapia intensiva post operatoria del palazzo Clemente è già in pre allerta, con soli 4 letti e pronta a cambiare vocazione da ordinaria a covid. Alcuni pazienti reduci da interventi, dalle Cliniche sono stati già trasferiti all’ospedale Civile, ma anche ricoverati a Nuoro o Lanusei. Se la terapia intensiva del Clemente verrà riconvertita, a subirne il contraccolpo sarà l’intera attività chirurgica che coinvolge tutti i reparti della sanità. Con la penuria di anestesisti, infermieri e rianimatori, dirottare queste risorse su una terapia intensiva covid significa privare le altre chirurgie di spazi vitali per smaltire le lunghe liste di attesa. Le donne con un tumore al seno in carico alla Smac, che per ottenere un appuntamento in agenda devono aspettare anche tre mesi, non avrebbero più possibilità di vedere accorciati i tempi. C’è anche l’ipotesi di rimettere in funzione la Pneumo Covid, in modo che l’Aou non debba essere costretta a spedire altrove i propri pazienti che hanno bisogno di ventilazione assistita.

L’aspetto singolare in tutta la riorganizzazione funzionale è che l’Aou avrebbe una Terapia intensiva da 30 posti, inaugurata quando la seconda ondata stava già scemando, e poi chiusa ad agosto, forse nella convinzione che il virus fosse una pratica ormai archiviata. La Ti30, costata uno sproposito, aveva un accreditamento Covid, e per riconvertirla a rianimazione tradizionale aveva bisogno di una serie di adeguamenti. Perciò i lavori sarebbero dovuti partire in estate, e a quanto pare sono ancora in alto mare. Ma il risultato al momento è che i 30 letti sono stati sgomberati e la struttura che avrebbe sempre garantito un posto a un paziente intubato, ora è un’incompiuta inutilizzata. Con la Ti30 aperta non ci sarebbe stata alcuna criticità nella gestione Covid. Invece con 6 posti su 6 occupati, cioè il 100 per 100 della disponibilità di letti intensivi, si pone anche un problema nella classificazione delle zone e nell’attribuzione dei colori. Sassari per fortuna è bianca, non ha restrizioni, ma il calcolo svolto dal Ministero tiene anche conto del numero dei contagi, dei malati intensivi e della disponibilità di ricoveri all’interno delle rianimazioni covid che i presidi territoriali riescono a mettere in campo. L’Aou, Hub Covid del centro nord Sardegna, punto di riferimento anche per Olbia e Nuoro, non è messa bene. Il fatto che le terapie intensive siano già sold out con appena sei pazienti, e che l’azienda si trovi a correre frettolosamente ai ripari davanti a una incipiente quarta ondata, fa pensare a scarsa lungimiranza e carente programmazione. La lezione di quasi due anni non è stata sufficiente.

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