si allarga la platea
Terza dose anche per gli over 18 Speranza: «Si parte a dicembre»
ROMA. Il dato più recente che indica come la terza dose del vaccino anti Covid-19 sia necessaria arriva ancora una volta da Israele, è pubblicato British Medical Journal (Bmj) e indica che il...
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ROMA. Il dato più recente che indica come la terza dose del vaccino anti Covid-19 sia necessaria arriva ancora una volta da Israele, è pubblicato British Medical Journal (Bmj) e indica che il rischio di contagio per i vaccinati con Pfizer-BioNTech comincia ad aumentare a 90 giorni dalla seconda dose. A sottolineare la necessità del richiamo è anche la direttrice del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), Andrea Amman, che sollecita a chiudere il «divario immunitario, offrire dosi di richiamo a tutti gli adulti e a reintrodurre misure non farmaceutiche». Senza questi interventi, avverte, l'impatto della variante Delta in dicembre e gennaio potrebbe essere particolarmente pesante. L'Italia raccoglie l'appello: «Dal primo dicembre allargheremo la platea anagrafica della dose di richiamo. Da dicembre sarà possibile la dose richiamo sopra i 18 anni», ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza. La corsa alla terza dose è cominciata, ma è difficile capire quanto a lungo potrà proteggere dal contagio. Per il virologo Francesco Broccolo, dell'Università Bicocca di Milano, «nessuno al momento è in grado di sapere quanto potrà durare la terza dose, ed è possibile che possa non essere quella definitiva». L'ipotesi, secondo l'esperto, è che il rapido decadimento della protezione immunitaria potrebbe essere dovuto a una variante diversa dal vaccino per il quale è indotta la protezione. In altre parole, gli attuali vaccini anti Covid-19 sono stati progettati per rispondere al ceppo originario del virus SarsCoV2, che però nel tempo è mutato lasciando spazio alla variante Alfa, ora completamente soppiantata dalla Delta. «Un altro motivo è che, a differenza di quanto avviene con i vaccini tradizionali, stiamo inducendo un'immunità mirata sulla proteina S – prosegue l'esperto riferendosi alla proteina Spike – I vaccini che abbiamo conosciuto finora erano invece costruiti con virus inattivati o a subunità proteiche, di conseguenza hanno come bersaglio diverse regioni del virus». I risultati raccolti in Israele indicano che, dopo la seconda dose, il tasso di positività cresce col passare del tempo: è pari a 1,3% tra 21 e 89 giorni, 2,4% tra 90 e 119 giorni, 4,6% tra 120 e 149 giorni, 10,3% tra 150 e 179 giorni, infine 15,5% dopo 180 giorni. Rispetto ai primi 90 giorni dalla seconda dose di vaccino, il rischio di infezione è 2,37 volte più alto dopo 90-119 giorni, 2,66 volte più alto dopo 120-149 giorni e 2,82 volte più alto oltre i 150 giorni.
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