Giornata contro la violenza, la farmacista: così ho salvato una 16enne

Alessandra Porcu raccolse la richiesta d’aiuto di una ragazza abusata da anni: chiese una mascherina 1522, poi ho capito

ORISTANO. «Era aprile, la città deserta per la “zona arancione”. In farmacia c’eravamo io, un collega e qualche cliente». Alessandra Porcu non scorderà mai quella sera della scorsa primavera, quando al bancone si avvicinò una ragazzina di sedici anni che chiedeva aiuto per liberarsi dall’uomo che da cinque la abusava. Invitata dal prefetto Fabrizio Stelo ad intervenire ad un incontro organizzato in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la sua testimonianza ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione del pubblico. La voce calma, solo a tratti emozionata, la farmacista quarantacinquenne ha ripercorso quella serata drammatica e straordinaria.

«Erano in due, lei e l’amica coetanea, sua compagna di scuola. Quando mi chiesero “una mascherina 1522”, nell’immediato non capii. Solo dopo qualche minuto di ricerca, vana, tra gli scaffali del magazzino di quel tipo di mascherina che ovviamente, non c’era, ho realizzato che quella ragazzina aveva un disperato bisogno di aiuto e lo stava chiedendo a me», ha raccontato, ripercorrendo attimo dopo attimo quel pomeriggio quando, prese in disparte le ragazze e in modo che gli altri clienti non potessero sentire.

«Erano molto informate, soprattutto l’amica che attraverso Internet, era venuta a conoscenza che quel numero di telefono, le vittime di abusi sessuali trovavano aiuto. Alessandra Porcu dice alle ragazze che le avrebbe aiutate. «Andai nel retro, chiamai quel numero e forse perché era di sabato sera, non mi rispose nessuno». La farmacista telefona al 113, spiega all’operatore cosa sta accadendo. Prende accordi con gli agenti, chiede che non arrivino con l’auto di servizio per evitare di attirare l’attenzione dei rari passanti di quel sabato sera di lockdown. Dall’altro capo del filo, le chiedono di attendere qualche minuto e trattenere le due ragazze.

«Non furono momenti facili– ha raccontato la farmacista – la ragazzina passava dalla tranquillità al panico. Voleva andar via, la convinsi a restare. A un certo punto squillò il suo telefonino: era lui che la chiamava, la convinsi a non rispondere e a chiudere il telefono. Lei aveva paura delle conseguenze, che soprattutto la madre venisse a sapere che aveva denunciato il marito, quell’uomo di sessant’anni che quando aveva solo 12 anni, le rubò l’infanzia». Pochi minuti dopo, finalmente, arriva una pattuglia in borghese, le ragazzine escono con gli agenti dalla farmacia: il pericolo è passato ma soprattutto, l’incubo è finito.

«So che la ragazza, alla quale auguro ogni bene, è stata allontanata dalla famiglia e che adesso ha ripreso una vita normale – ha detto Alessandra Porcu – la sua fortuna è stata quella di trovare una vera amica, che l’ha aiutata e convinta a denunciare quell’uomo». Il racconto è concluso, il pubblico applaude, la farmacista sorride dolcemente. Dopo il convegno, spiegherà che qualche tempo prima aveva seguito un corso di aggiornamento con Federfarma proprio su come attivare il 1522. «È giusto coinvolgere noi farmacisti. Noi non vendiamo soltanto farmaci, con i clienti parliamo, spesso si creano rapporti di cordialità, non sarebbe male lavorare di più su questo aspetto sociale della nostra professione».

Poi aggiunge: «Questa esperienza non mi ha cambiato la vita. Io sono fatta così. Se c’è da aiutare, non mi tiro indietro. Una volta una cliente mi raccontò del figlio alcolista che non sapeva come aiutare. Sull’ascensore della farmacia c’era l’adesivo con il numero di un’associazione che si occupa di alcolismo. Lo copiai in un pezzetto di carta che diedi a quella signora. Ancora oggi, lei continua a ringraziarmi».
 

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