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Olbia

L’inchiesta

Olbia, porta lo smartphone a riparare: i video intimi diffusi su WhatsApp e nella tv di un bar

Olbia, porta lo smartphone a riparare: i video intimi diffusi su WhatsApp e nella tv di un bar

Le immagini delle vittima erano state addirittura proiettate in un grande schermo di un pub

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Olbia Custodiva nel suo cellulare dei video di rapporti sessuali realizzati in privato. Pensava che lì fossero al sicuro, in una chat Instagram chiusa, protetta da password e inaccessibile ad altri. Ma quelle immagini intime avevano cominciato a circolare a sua insaputa e a diffondersi nel suo paese di residenza e non solo, condivise da un cellulare all’altro tramite whatsApp, rimbalzando anche sul posto di lavoro e diffuse addirittura in un grande schermo in un pub. Una vicenda che ha fortemente turbato la donna, rimasta vittima di presunte violazioni informatiche, la quale, a un certo punto, era stata perfino contattata da sconosciuti che le proponevano rapporti sessuali a pagamento. Era accaduto nel 2023. Nelle diverse querele presentate, la 52enne sosteneva che ciò fosse avvenuto dopo aver portato il suo telefono a un tecnico per una riparazione.

La storia denunciata ha rischiato di essere archiviata. A conclusione dell’attività d’indagine che vedeva quattro persone indagate – l’uomo che si era occupato della riparazione e le altre che avrebbero eseguito gli accessi abusivi agli account della donna e diffuso i video –, il pubblico ministero della Procura distrettuale di Cagliari (competente per questi reati), ha chiesto al gip del tribunale di Cagliari l’archiviazione, ritenendo che non ci fossero prove. O meglio, che il fatto non risultasse attribuibile alla condotta della persona che aveva eseguito la riparazione del suo smartphone. Una doccia fredda per la donna. Che attraverso i suoi legali, gli avvocati Angelo Merlini e Donatella Corronciu, ha deciso di non arrendersi e di opporsi alla richiesta di archiviazione. Nell’atto di opposizione, i difensori hanno sostenuto che le attività d’indagine compiute fossero state incomplete e hanno insistito affinché venissero disposti ulteriori accertamenti relativi ai reati di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, il cosiddetto revenge porn, e di accesso abusivo a una sistema informatico. Le argomentazioni sollevate dai difensori sono state pienamente accolte dal giudice del tribunale di Cagliari, Giorgio Altieri. Che, a scioglimento della camera di consiglio, ha disposto la prosecuzione delle indagini per altri sei mesi, indicando al pubblico ministero le attività da svolgere. Il gip ha definito la vicenda «particolarmente grave, perché i video sono stati ampiamente diffusi, diventando occasione di divertimento e commenti piccanti, senza stare troppo a preoccuparsi della loro sottrazione illecita».

Le indagini già eseguite, condotte dalla polizia postale, avrebbero fatto emergere elementi gravi a carico di alcuni indagati. Per il gip, le indagini, devono quindi essere sviluppate, sia per avere conferme di quanto già emerso, sia per ricostruire la portata delle condotte illecite. Così come richiesto dai difensori della donna, il gip ha indicato al pubblico ministero l’acquisizione presso Meta dei contenuti multimediali scambiati tramite whatsApp dalle persone sottoposte alle indagini nel periodo al centro degli accertamenti (da marzo a giugno 2023). La società, infatti, effettua dei backup dei dati che sono conservati nelle proprie banche dati, ed è dunque possibile che a distanza di tempo siano tuttora reperibili. (t.s.) 

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