«Si tengano la sede dell’Ares e ci diano un’Asl efficiente»
di Giovanni Bua
Campus: «Era una scatola vuota: compensino questo territorio in altro modo»
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SASSARI. «La sede dell’Ares a Cagliari? Se la tengano pure, e in cambio ci diano un’Asl efficiente, e un ospedale adeguato alle funzioni di massimo livello di intensità e complessità di cui Sassari e tutta l’Isola hanno bisogno». Non si strappa le vesti il sindaco di Sassari Nanni Campus per lo “scippo”, e non certo per benevolenza nei confronti della riforma sanitaria della giunta Solinas, e della precedente targata Pigliaru-Arru. Ma perché «ci è stata lasciata per anni una sede vuota. Un contentino che non è mai servito a compensare nulla. Anche se da compensare, e da investire, ci sarebbe davvero tanto».
I problemi della sanità sassarese insomma non iniziano (né finiscono) con la serie di delibere approvate l’altro ieri a Villa Devoto che danno sostanza giuridica ai vari pilastri della “rivoluzione sanitaria”, approvata oltre un anno fa in consiglio regionale e che dovrebbe andare a regime all’inizio del prossimo anno. Tra queste la delibera che stabilisce che la nascente Ares, che centralizzerà appalti e personale, non opererà da Sassari, com’è stato finora per l’Ats, ma dal primo gennaio, aprirà gli uffici a Cagliari in un centro direzionale ancora da individuare.
Il vertice del sistema sanitario insomma lascia il capo di sopra, dove l’aveva posto nel 2016 Pigliaru, assegnando a Sassari la sede legale dell’Azienda nata poi il 1 gennaio 2017 dalla fusione per incorporazione delle otto Asl. Ma per il sindaco Campus in realtà nella sede di piazza Fiume (ristrutturata peraltro con ingenti spese) non c’è proprio mai arrivato.
«Che si tengano ufficialmente pure a Cagliari anche nella forma quello che di fatto hanno sempre tenuto – attacca il primo cittadino –. La gestione della Ats infatti è sempre stata di fatto e nei fatti a Cagliari. A Sassari abbiamo bisogno non di sedi vuote, mai abitate, ma di una Asl che gestisca realmente ed efficacemente il territorio, come anche questa emergenza pandemica ha tristemente confermato».
A partire dall’ospedale, con il progetto da 100 milioni per riammodernare l’esistente mai decollato, e il governatore che nel 2020 ha rilanciato parlando di una struttura ex novo. «Ho da tempo espresso al presidente Solinas – continua Campus – la necessità di un investimento complessivo e di un progetto adeguato alle funzioni di massimo livello dì intensità e complessità, che il sistema sanitario regionale e sopratutto i sardi, ben oltre i limiti della nostra provincia, chiedono e giustamente pretendono a Sassari. Aspettiamo il ripristino delle Asl, ma soprattutto la perequazione dei finanziamenti con un risarcimento effettivo – sottolinea Campus–. Come dissi allora all’assessore Arru e alla politica regionale, da direttore di dipartimento: “non ci serve la carta intestata ci serve un effettivo equilibrio di soldi e di strutture”. Che purtroppo non è mai arrivato».
I problemi della sanità sassarese insomma non iniziano (né finiscono) con la serie di delibere approvate l’altro ieri a Villa Devoto che danno sostanza giuridica ai vari pilastri della “rivoluzione sanitaria”, approvata oltre un anno fa in consiglio regionale e che dovrebbe andare a regime all’inizio del prossimo anno. Tra queste la delibera che stabilisce che la nascente Ares, che centralizzerà appalti e personale, non opererà da Sassari, com’è stato finora per l’Ats, ma dal primo gennaio, aprirà gli uffici a Cagliari in un centro direzionale ancora da individuare.
Il vertice del sistema sanitario insomma lascia il capo di sopra, dove l’aveva posto nel 2016 Pigliaru, assegnando a Sassari la sede legale dell’Azienda nata poi il 1 gennaio 2017 dalla fusione per incorporazione delle otto Asl. Ma per il sindaco Campus in realtà nella sede di piazza Fiume (ristrutturata peraltro con ingenti spese) non c’è proprio mai arrivato.
«Che si tengano ufficialmente pure a Cagliari anche nella forma quello che di fatto hanno sempre tenuto – attacca il primo cittadino –. La gestione della Ats infatti è sempre stata di fatto e nei fatti a Cagliari. A Sassari abbiamo bisogno non di sedi vuote, mai abitate, ma di una Asl che gestisca realmente ed efficacemente il territorio, come anche questa emergenza pandemica ha tristemente confermato».
A partire dall’ospedale, con il progetto da 100 milioni per riammodernare l’esistente mai decollato, e il governatore che nel 2020 ha rilanciato parlando di una struttura ex novo. «Ho da tempo espresso al presidente Solinas – continua Campus – la necessità di un investimento complessivo e di un progetto adeguato alle funzioni di massimo livello dì intensità e complessità, che il sistema sanitario regionale e sopratutto i sardi, ben oltre i limiti della nostra provincia, chiedono e giustamente pretendono a Sassari. Aspettiamo il ripristino delle Asl, ma soprattutto la perequazione dei finanziamenti con un risarcimento effettivo – sottolinea Campus–. Come dissi allora all’assessore Arru e alla politica regionale, da direttore di dipartimento: “non ci serve la carta intestata ci serve un effettivo equilibrio di soldi e di strutture”. Che purtroppo non è mai arrivato».
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