Allarme 118 e pronto soccorso, in Sardegna manca il 30 per cento dei medici

Emergenza urgenza in crisi: nell’isola chi lavora in ospedale o nelle ambulanze è schiacciato dai turni e dal superlavoro

SASSARI Anno 2021, fuga dai pronto soccorso. E dal 118. Turni massacranti, aggressioni verbali e fisiche, rischi di procedimenti giudiziari e, ultimo ma non ultimo, stipendi che vengono considerati non congrui al peso dell’impegno. Ecco quindi che i medici di emergenza-urgenza lasciano il fronte e cercano compiti più tranquilli nelle retrovie. «La situazione è gravissima, non grave»: parola di Salvatore Manca, medico oristanese, una vita nella trincea dei pronto soccorso e ora presidente nazionale della Simeu, la Società italiana di medicina d’emergenza ugenza». Pochi, bistrattati e malpagati (almeno in rapporto allo stress a cui sono sottoposti) medici e infermieri dei pronto soccorso e del servizio 118 sempre più frequentemente decidono di fare altro. E così si ampliano i varchi in organici già ridotti all’osso: «In Sardegna mancano fra il 30 e il 40 per cento di medici e infermieri nei servizi di emergenza urgenza, con punte che in alcune realtà arrivano al 50 per cento», dice Salvatore Manca. Un trend in linea con la situazione nazionale: «In Italia si stima che nel settore manchino 4mila medici e 10mila infermieri, su un fabbisogno che dovrebbe essere, rispettivamente, di 12mila e 25mila. Nell’isola è difficile avere una stima attendibile della dotazione organica dei ronto soccorso, ma di certo la situazione è ancora più grave centri più piccoli come Oristano e Nuoro e quelli ancora più piccoli perché il personale tende a stare dove ci sono centri universitari».

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