Mario Draghi: «Sulla Moby Prince nessun segreto di Stato»

Rispondendo a una richiesta della commissione parlamentare sulla strage, il presidente del consiglio ha chiarito: «Negli armadi dei ministeri e degli apparati dello Stato non c'è nulla di inaccessibile, nulla che non si sappia che esiste e che non possa essere letto e studiato»

ROMA. Sul disastro della Moby Prince non ci sono atti secretati: tutti i documenti dello Stato sono pubblici, consultabili. L'Italia non ha scritto 'top secret' sulle carte che raccontano quanto successe la sera del 10 aprile 1991, quando il traghetto della Navarma si scontrò con la Agip Abruzzo, davanti alla costa livornese. Ci furono 140 morti: un solo superstite del traghetto, mentre sulla petroliera si salvarono tutti. Rispondendo a una richiesta della commissione parlamentare sulla strage, il presidente del consiglio Mario Draghi ha chiarito: negli armadi dei ministeri e degli apparati dello Stato non c'è nulla di inaccessibile, nulla che non si sappia che esiste e che non possa essere letto e studiato.

«Non risultano atti o documenti» che siano «soggetti a classifiche di segretezza», ha scritto Draghi al presidente della commissione, il deputato Pd Andrea Romano, come «non risulta che siano stati apposti limiti all'accesso della documentazione in possesso del Comando generale o della Capitaneria di porto a seguito delle richieste formulate da parte dell'Autorità giudiziaria e delle commissioni parlamentari». Nella lettera, Draghi definisce quella del Moby Prince «una ferita aperta per l'Italia», sottolineando di condividere «pienamente la necessità di impegnarsi per la costruzione della verità sui fatti e far luce sulle responsabilità e sulle circostanze che hanno causato l'immane tragedia».

Che è il compito della commissione parlamentare guidata da Romano. Si tratta della seconda con l'analogo obiettivo: i lavori della prima terminarono a gennaio 2018: «Nella memoria collettiva - venne scritto nella relazione finale - la vicenda del disastro del traghetto Moby Prince evoca la nebbia e la morte in pochi minuti di 140 passeggeri e membri dell'equipaggio, uccisi dal fuoco e dal fumo, traditi dalla distrazione» dell'equipaggio «forse anche per una partita di calcio. Questa rappresentazione è frutto degli esiti di venti anni di procedimenti amministrativi e giudiziari».

La commissione scrisse invece tutta un'altra storia: escluse che quella sera vi fosse nebbia - ritenuta una delle cause dello scontro - ed escluse negligenze da parte dell'equipaggio. Non solo. Il traghetto - diretto a Olbia - avrebbe virato improvvisamente, senza una spiegazione. Infine, il tema dei soccorsi: i tempi di sopravvivenza a bordo sarebbero stati piuttosto lunghi, «ma - sostenne il presidente della commissione, Silvio Lai (Pd) - le operazioni di soccorso furono di fatto assenti nei confronti del Moby Prince». La nuova commissione ha quindi l'obiettivo di colmare - anche - questi buchi. «Ogni atto pubblico relativo alla Moby Prince è a disposizione della magistratura e del Parlamento - ha detto Romano - È un motivo in più affinché l'impegno delle istituzioni per la verità proceda con assoluta urgenza». (Giampaolo Grassi / ANSA)

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