Coca dalla Calabria all’isola In manette sette persone

Sgominata una banda capace di immettere sul mercato 5 chili di droga al mese Tra gli arrestati Francesco Porcu, già coinvolto nel sequestro dei fratelli Casana

CAGLIARI. Un fiume di cocaina dalla Calabria alla Sardegna per rifornire il mercato isolano del Nuorese, Oristanese e Cagliaritano. I carabinieri del Ros di Cagliari e quelli dei nuclei anticrimine provinciali di Oristano, Nuoro e Reggio Calabria, hanno smantellato un'organizzazione sardo-calabrese che ogni mese avrebbe fatto arrivare cinque chili di cocaina in Sardegna «dove l’uso di questo stupefacente è percentualmente fra i maggiori in Italia», ha precisato il vicecomandante nazionale dei Ros di Roma, colonnello Gianluca Valerio, giunto a Cagliari per la conclusione dell’operazione. Le indagini, iniziate nel 2017 si sono chiuse ieri mattina all’alba con sette arresti, quattro in Sardegna e tre in Calabria, questi ultimi affiliati al mandamento di San Luca. I quattro sardi sono invece persone che dalla pastorizia si sono riconvertite nel tempo all’attività più redditizia di reati come l’assalto ai portavalori e uno anche al sequestro di persona e al traffico di stupefacenti su larga scala. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Tribunale di Cagliari su richiesta della Procura distrettuale antimafia del capoluogo sardo hanno riguardato Francesco Porcu, 63 anni di Borore, coinvolto nel 1979 nel sequestro dei fratelli torinesi Giorgi e Marina Casana a Capo Pecora (Arbus); Silvano Murgia (76, di Uras), Costantino Dore (29, di Orgosolo ma residente ad Arborea), Salvatore Innocenti (33, di Fonni con ovile a Pratobello), Antonio Strangio (62, di San Luca in provincia di Reggio Calabria), il nipote Sebastiano Ficara (36, di San Luca) e Giuseppe De Luca (63, di San Luca). A Murgia sono stati concessi i domiciliari per via della sua età e le condizioni di salute. Sono tutti accusati di “associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e per plurimi episodi di traffico e detenzione degli stessi stupefacenti, nello specifico la cocaina”.

A tirare le fila del sodalizio criminale sardo-calabrese erano Murgia e Porcu in Sardegna e Strangio e Ficara in Calabria, con gli altri tre a fare da supporto nel traffico e nello smercio ipotizzato di 5 chili di droga al mese, di cui almeno 15-20 accertati e cinque sequestrati al loro arrivo in Sardegna nel porto di Olbia. Quella partita valeva 475 mila euro, mentre l’intero volume d’affari raggiunge cifre milionarie.

Come illustrato in conferenza stampa a Cagliari dal vice colonnello Valerio e dai comandanti del nucleo anticrimine di Cagliari, tenente colonnello Giorgi Mazzoli, e da quello di Nuoro capitano Gabriele Tronca, le indagini erano partite nel 2017 ed entrate nel vivo nel 2019: nel mirino dei Ros un traffico di cocaina che arrivava in Sardegna dalla Calabria via mare, (trasportata - secondo le accuse -da Strangio, Ficara e De Luca) dai porti di Civitavecchia e Livorno, con auto prese a noleggio e sulle quali veniva nascosta sotto il pianale. Strangio portava con sé la figlia minorenne per far credere, in caso di controllo, di essere in Sardegna per vacanza. I corrieri facevano tappa nell’ovile di Porcu a Borore e poi stabilivano il loro quartier generale a Uras, in casa di Silvano Murgia, sposato con una sorella di Strangio. Da qui la droga veniva poi smistat.

Le indagini sottotraccia, fatte di intercettazioni, pedinamenti, appostamenti, sono andate avanti fino a un anno fa: gli investigatori hanno raccolto un voluminoso fascicolo contenente prove pesanti. Durante le perquisizioni di ieri mattina, nell’ovile di Salvatore Innocenti a Pratobello, vicino a Nuoro, sono state trovate 2 mila piantine di marijuana in quello di Dore altre 500 in essicazione, più un discreto quantitativo di hascisc.

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