I testi inchiodano Pinna: «Ha detto di averlo ucciso»

CAGLIARI. Inchiodato dall’ex fidanzata e dal suo amico del cuore, per Andrea Pinna si mette male: l’una e l’altro hanno confermato davanti ai giudici della Corte d’Assise che fu lui stesso a...

CAGLIARI. Inchiodato dall’ex fidanzata e dal suo amico del cuore, per Andrea Pinna si mette male: l’una e l’altro hanno confermato davanti ai giudici della Corte d’Assise che fu lui stesso a confessare loro di aver ucciso Fabio Serventi con una coltellata all’addome, quella sera del 21 marzo 2019 a Perdaxius. I racconti dei due testimoni - Elisa Trogu e Mirko Meles - sono dettagliati, com’erano stati gli esami davanti al pm Luca Forteleoni che su di loro aveva disposto perquisizioni e accertamenti. Elisa Trogu: «Andrea aveva paura di parlarne in auto, temeva di essere intercettato - ha riferito la giovane donna - allora ci fermammo in una stradina laterale, verso Siliqua. E mi ha detto di averlo accoltellato, per poi buttare il corpo alla diga di Bau Pressiu». La ragione: «I soldi, aveva bisogno di soldi». Come confermerebbe anche la fretta di recuperare il motorino col quale la vittima s’era allontanato da casa del nonno, alle 19.30 del 21 marzo. Recuperarlo per rivenderlo e mettere insieme qualcosa da spendere sul mercato degli stupefacenti. Perché lo sfondo della vicenda è quello: il mercato delle droghe, Pinna era tossicodipendente ed è in quell’ambiente che Procura e carabinieri non hanno mai smesso di cercare i nomi dei possibili mandanti di un delitto ancora non del tutto spiegato. Delitto comunque ampiamente ammesso dall’imputato, alla luce delle conversazioni intercettate e delle testimonianze, come quella di Mirko Meles, l’amico con cui Pinna cenò la sera del delitto e da cui tornò alcune ore dopo, preoccupato e in stato di forte agitazione: «Era agitato - ha confermato Meles in aula, rispondendo alle domande del pm Rossan Allieri, del difensore Teresa Camoglio e dal patrono di parte civile Fabrizio Rubiu - ma fu il 5 di aprile che mi rivelò di aver portato Serventi alla località di San Leonardo e qui di averlo ucciso con una coltellata allo stomaco. Stentavo a crederci, non gli ho fatto domande, rientrai a casa e basta». Meles, che non è indagato ma subì una perquisizione a casa nel corso delle indagini, sembra aver svolto un ruolo seppure marginale nella vicenda: è con lui - l’ha raccontato in aula - che Pinna va a cercare e trova il motorino di Serventi in sosta al margine della strada: «Mi ha detto che avevano buttato il corpo alla diga, non mi ha detto dove è finito il coltello». L’avevano buttato, come dire che Pinna non avrebbe agito da solo. Ma chi era con lui, se qualcuno c’era? Chi aveva interesse a far fuori quel ragazzo per una questione di soldi? Sono domande che aleggiano sul percorso giudiziario, gli interventi del presidente della Corte Giovanni Massidda vanno letti anche in questa direzione.

Nel corso dell’esame di Meles è ricomparsa anche la famosa agenda: il testimone ha riferito che un’agendina piccola e nera era chiusa nel motorino di Serventi. Il presidente ha mostrato al teste l’agenda ritrovata della vittima, quella che sembrava essersi volatilizzata: «Non è questa - ha negato Meles - il colore è diverso».

Dagli esami di Alessio e Giovanni Congiu e Nicola Locci è emerso che la vittima aveva un debito di 5000 euro, ma alcune dichiarazioni non hanno convinto il pm Allieri che ha chiesto la trasmissione degli atti al suo ufficio. Si va avanti il 20 dicembre. (m.l)

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