La Nuova Sardegna

Vertice Cingolani-Solinas si cerca l’intesa sul decreto

di Giuseppe Centore
Vertice Cingolani-Solinas si cerca l’intesa sul decreto

La settimana prossima è attesa la firma di Draghi. Gli scenari per l’isola

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CAGLIARI. Si terrà venerdì in videoconferenza il vertice decisivo sul decreto “Sardegna-energia”. Il ministro della transizione energetica Roberto Cingolani venerdì scorso aveva chiesto con urgenza un incontro con la Regione per limare il testo del provvedimento che a questo punto solo la settimana prossima andrà a Palazzo Chigi per la firma finale del Presidente del Consiglio. Ieri il gabinetto del presidente Solinas ha risposto accettando una delle date proposte.

La riunione di venerdì servirà a mettere un punto fermo dopo le difficoltà di comunicazione, non informali, ma formali e politiche, sul testo finale del decreto, che sino a ieri non risultava ancora del tutto soddisfacente per la Regione. I tanti incontri avuti dal ministro Cingolani con l’assessore all’Industria Pili, se avevano sciolto alcuni nodi tecnici del decreto, non potevano risolvere un ostacolo politico, questo sì di forma e di sostanza insito nel provvedimento. La Regione, come è riportato nella premessa, aveva o no concesso l’intesa al testo? Lo aveva condiviso o lo subiva? Il via libera formale al decreto portava la Regione ad esserne corresponsabile. Nel caso contrario la stessa Regione poteva ricorrere alla strada dell’impugnazione davanti alla Consulta, con impatti devastanti sul rapporto presente e futuro col Governo.

Venerdì il ministro Cingolani presenterà una sua proposta di decreto e su questa chiederà l’assenso formale alla Regione, attraverso il presidente Solinas. Difficilmente, viste le sollecitazioni autorevoli giunte da più parti, si potrà procrastinare di molto il parere finale al testo.

Questo dovrebbe in ogni caso differire dalle diverse copie che sono circolate in questi giorni per alcuni aspetti importanti, che recepiscono diverse osservazioni di Regione e imprese. In sostanza il decreto garantisce di più il nord Sardegna e le aree periferiche e quelle non ancora infrastrutturate con piccole ma significative modifiche all’impianto originale.

Tra queste l’eliminazione delle quote di rinnovabili da installare (che nelle precedenti versioni erano definite in misura dettagliata, 1 gigawatt di accumuli, 2,6 giga di eolico e 2,2 gigawatt di fotovoltaico totale). La perequazione alle tariffe nazionali per la distribuzione del gas non solo alle reti realizzate e in corso di realizzazione (più della metà delle 38 locali), ma anche a quelle non ancora avviate, mettendo così tutti i sardi sullo stesso piano e dando a tutti la possibilità di accedere al metano a un costo di distribuzione uguale a quello pagati nella penisola.

E da ultimo, ma non meno importante per il sistema industriale, il mantenimento nei due poli energetici a sud e a nord della stessa potenza prodotta adesso, senza alcun decurtamento nel passaggio da carbone a gas, come invece era previsto (su specifiche indicazioni del gestore della rete di trasmissione Terna) nel decreto originario. Questo prevedeva per il sud 300 megawatt di energia prodotta dal gas (ora 580) e a nord 250 (ora 640). Una forbice ampia rispetto alle esigenze della rete, ma solo se entrambe le centrali dovessero rimanere in esercizio. È più probabile invece che Ep di Fiumesanto, davanti alla possibilità di una produzione adeguata e “protetta” dal punto di vista della tariffa, decida di trasformare la sua centrale in una a gas e che invece Enel a Portovesme, come ribadito dal suo amministratore delegato Starace, dismetta. Il decreto fornirà la cornice ultima e definitiva. Poi si passerà ai fatti e ai cantieri. La parola, dai politici, passerà ai manager e agli ingegneri.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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