Pd, Circoli contro il mandato a Borghi
Contestato il compito assegnato al commissario, soprattutto sui tesseramenti
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CAGLIARI. Il commissario del Pd, Enrico Borghi, sarà in Sardegna nell’ultima settimana prima di Natale. Il segretario nazionale, Enrico Letta, lo ha incaricato di mettere ordine in un partito che non è riuscito a trovare l’accordo per le primarie e neanche sull’auspicata elezione di un segretario regionale al di là delle correnti. Intorno al 17 dicembre Borghi dovrebbe incontrare a Cagliari deputati, consiglieri regionali e i portavoce delle varie componenti interne, oltre alla segreteria uscente guidata da Emanuele Cani. Però è proprio sul mandato che ha ricevuto da Letta e dal vicesegretario nazionale Marco Meloni, ex deputato sardo, alcuni circoli hanno sollevato più di una critica.
I dubbi. In un documento che circola da giorni fra gli iscritti del Pd non mancano alcuni spunti sul percorso che ha portato al commissariamento. Ad esempio – si legge – «Il congresso regionale era stato avviato dall’8 ottobre e che fino al 22 novembre tutte le assemblee di circolo si sono svolte con regolarità». Oppure che «i regolamenti del congresso regionale, di circolo e provinciali sono stati convocati e si sono svolti in base allo Statuto del Pd della Sardegna e nel rispetto del regolamento». Ancora – sempre dallo stesso documento – che «tutte le Commissioni per il congresso sono state elette secondo quanto previsto dalle procedure» e soprattutto che «sul tesseramento e l’anagrafe degli iscritti non sono state sollevate obiezioni».
Decisione forzata. Per gran parte dei circoli del Pd, in buona sostanza, il commissariamento è stato un «provvedimento prepotente, eccessivo e abnorme» proprio perché «non ci sono state violazioni allo Statuto regionale del partito e tanto meno rispetto a quelle nazionali». Invece, prosegue lo stesso documento, il commissario è stato incaricato anche di «verificare l’anagrafe, adottare i regolamenti che disciplini il tesseramento e i congressi, nominare le commissioni e anche eventuali sub commissari». Un mandato – è la conclusione dei circoli – «inaccettabile, incomprensibile e distorcente, perché suggerisce che finora ci sia stati maneggiamenti e imbrogli, mentre così non è stato». L’unico errore politico del Pd – si intuisce dalla parte finale del documento – è stato dunque non aver trovato un accordo su un candidato unitario alla segretaria regionale, ma «altri sospetti non possono essere sollevati».
Il percorso. Ora sotto la tutela del commissario Enrico Borghi, che fa capo agli ex renziani Lotti e Guerini, il Pd sardo dovrà comunque concludere i congressi regionale e provinciali entro il 28 febbraio, compresa l’elezione di chi subentrerà ad Emanuele Cani. (ua)
I dubbi. In un documento che circola da giorni fra gli iscritti del Pd non mancano alcuni spunti sul percorso che ha portato al commissariamento. Ad esempio – si legge – «Il congresso regionale era stato avviato dall’8 ottobre e che fino al 22 novembre tutte le assemblee di circolo si sono svolte con regolarità». Oppure che «i regolamenti del congresso regionale, di circolo e provinciali sono stati convocati e si sono svolti in base allo Statuto del Pd della Sardegna e nel rispetto del regolamento». Ancora – sempre dallo stesso documento – che «tutte le Commissioni per il congresso sono state elette secondo quanto previsto dalle procedure» e soprattutto che «sul tesseramento e l’anagrafe degli iscritti non sono state sollevate obiezioni».
Decisione forzata. Per gran parte dei circoli del Pd, in buona sostanza, il commissariamento è stato un «provvedimento prepotente, eccessivo e abnorme» proprio perché «non ci sono state violazioni allo Statuto regionale del partito e tanto meno rispetto a quelle nazionali». Invece, prosegue lo stesso documento, il commissario è stato incaricato anche di «verificare l’anagrafe, adottare i regolamenti che disciplini il tesseramento e i congressi, nominare le commissioni e anche eventuali sub commissari». Un mandato – è la conclusione dei circoli – «inaccettabile, incomprensibile e distorcente, perché suggerisce che finora ci sia stati maneggiamenti e imbrogli, mentre così non è stato». L’unico errore politico del Pd – si intuisce dalla parte finale del documento – è stato dunque non aver trovato un accordo su un candidato unitario alla segretaria regionale, ma «altri sospetti non possono essere sollevati».
Il percorso. Ora sotto la tutela del commissario Enrico Borghi, che fa capo agli ex renziani Lotti e Guerini, il Pd sardo dovrà comunque concludere i congressi regionale e provinciali entro il 28 febbraio, compresa l’elezione di chi subentrerà ad Emanuele Cani. (ua)
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