Troppi diritti dimenticati nei CPR
di Gaia Mossa e Sanaa El Abi
Harry, 20 anni; Hossain, 32 anni; Aymen, 33; Vakhtang, 38. Vi siete mai chiesti perché così tanti migranti e profughi arrivano nel nostro Paese? Cosa li spinge a fuggire dalla terra di origine per...
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Harry, 20 anni; Hossain, 32 anni; Aymen, 33; Vakhtang, 38. Vi siete mai chiesti perché così tanti migranti e profughi arrivano nel nostro Paese? Cosa li spinge a fuggire dalla terra di origine per intraprendere un viaggio verso una meta ignota, da cui molti non sono mai tornati e dove, spesso, non sono neanche arrivati? La risposta è nei libri di storia – le politiche colonialiste che hanno saccheggiato quelle terre e ancora oggi ne controllano l’economia – oppure nelle notizie di guerre contemporanee che consumano intere popolazioni in ragione dell’insaziabile cupidigia umana. In questo preciso istante migliaia di persone soffrono la fame e la sete, vivono il terrore dei bombardamenti e per questo si imbarcano su un gommone che probabilmente verrà inghiottito dal mare. Intorno a loro c’è il silenzio di coloro che preferiscono voltare le spalle, quando occorrerebbe gridare basta così come ha fatto la manifestazione antirazzista e anti-CPR che si è tenuta a Macomer. Cittadini e studenti, guidati da tante associazioni, hanno attraversato la città contro l’insensato odio verso lo “straniero” e contro la disumana ingiustizia dei CPR di cui sono vittime le persone recluse. La risposta di coloro che si rifiutano di accettare la realtà? «Hanno vitto e alloggio pagato. Una comodità, un lusso». O forse no... Forse non poter parlare con i propri familiari neanche per telefono non è un lusso o una comodità, come non lo è non poter essere indipendenti neanche nell’igiene personale. Forse non è così “accomodante” essere sedati e drogati di psicofarmaci. Questa è la verità, non solo del CPR di Macomer ma dell’intera struttura istituzionale. Sebbene sulla carta i diritti dei detenuti vengano rispettati, nella realtà sono solo sfiorati, ne viene fatta beffa. Per fare alcuni esempi: il diritto alla salute garantito dalla legge; di fatto, colui che si è gettato da un’altezza di 5 metri è stato portato in ospedale, peccato che il “ricovero” sia durato meno di una giornata. Un’altra legge prevede la reclusione solo di persone in idonee condizioni psicologiche, peccato che nei CPR le cure mentali siano limitate alla somministrazione di psicofarmaci, usati come sedativi. Poi c’è il diritto dei detenuti a comunicare con i loro familiari, peccato che per farlo debbano acquistare schede telefoniche per utilizzare i telefoni pubblici dei Centri. Scopo della manifestazione era proprio quello di consegnare tali schede telefoniche, in modo da portare la vita di queste persone a un livello di dignità leggermente più alto rispetto a quello in cui è stato gettato e consentire loro di compiere il gesto per noi scontato che per loro significa uscire da una condizione di estrema solitudine: comunicare con i propri cari almeno per pochi istanti.
Gaia e Sanaa hanno 17 anni e frequentano il liceo “Galileo Galilei” di Macomer
Gaia e Sanaa hanno 17 anni e frequentano il liceo “Galileo Galilei” di Macomer
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