«Deledda è attualissima, portiamola nelle scuole»
Il dibattito sul premio Nobel nell’aula del consiglio regionale. «Grazia è ancora un esempio per tutti»
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CAGLIARI. La sindaca del Consiglio comunale dei ragazzi di Nuoro, Carla Carboni, quattro giovani scrittrici-scrittori, Chiara Miscali, Valeria Usala, Valeria Pecora e Matteo Porru, l’affermata romanziera Cristina Caboni, la miglior biografa della Deledda, Neria De Giovanni, l’attore Giovanni Carroni e il giornalista Giacomo Mameli. Sono stati loro a riempire la scena, animandola, oltre la ritualità della giornata. Hanno conquistato la prima fila con racconti, aneddoti, riletture, testimonianze e ribadendo, come suggerito più volte dal presidente del Consiglio regionale Michele Pais al presidente Roberto Fico, anche che «per la sua grande attualità è arrivato il momento di fare il possibile affinché le opere di Grazia Deledda entrino a pieno titolo nei programmi delle scuole di tutta Italia». Quest’invito, sottoscritto in presa diretta da Anthony Muroni, direttore artistico degli eventi per i 150 anni dalla nascita del Premio Nobel, è diventato altro, quasi un ordine, dopo ave ascoltato gli interventi degli otto ospiti, salutati tutti da applausi spontanei. «Siamo qui non per ricordare, bensì vogliamo riaffermare il grande valore di chi mai ha accettato questa doppia imposizione: essere solo donna e essere solo madre», ha esordito Carla Carboni. Mentre poco prima Giovanni Carroni aveva riletto l’ultimo quadro del romanzo «Canne al vento», in cui il matriarcato è la matrice di «emozioni altissime dal fortissimo significato sociale e politico». Che Chiara Miscali ha esaltato nell’inseguire questo gioco di parole fra «passare oltre» e «oltrepassare». Perché – ha detto – «Grazia, con un gesto rivoluzionario per l’epoca, varcò la soglia del suo mondo, nonostante i divieti» e poi, con coraggio e determinazione, «oltrepassò la linea del pregiudizio e della discriminazione». Fino a rivendicare, hanno sottolineato le altre giovani scrittrici, «il diritto di essere se stessa, cioè libera». È una libertà che oggi, ha rilanciato Matteo Porru, «le donne non hanno quando sono sottomesse ai nuovi mostri, sempre più crudeli e più furbi, presenti nell’Occidente o in Afghanistan», e «spetta a tutti noi dar la forza alle donne di smuovere, cambiare, stravolgere quanto le rende ancora prigioniere». Cristina Caboni è stata decisa nell’aggiungere: «Grazia ci ha consegnato figure di donne sopravvissute e guerriere nello stesso momento, ma sempre capaci di rivoluzionare la società. Oggi, tutt’insieme, dobbiamo liberare la strada da tutti gli ostacoli che impediscono alle donne di essere se stesse». Neria De Giovanni ha raccontato alcuni aneddoti sulla scrittrice nuorese. «Quando le fu annunciato, nella casa romana, che aveva vinto il Nobel, un suo primo commento fu che l’autorevole messo le aveva fatto il baciamano, ma “la mia mano sapeva di cipolla, perché poco prima cucinavo”. Ed è proprio questo particolare a confermarci che, per sua stessa ammissione, Grazia si sentiva una “Signorina qualunque”, s’era fermata alla quarta Elementare, ma provava in sé, fino a rivendicarle, giusta ambizione e piena consapevolezza delle proprie capacità. È questa la sintesi perfetta della sua grandezza». Giacomo Mameli è stato pungente nel sostenere: «C’è voluto del tempo perché la scrittrice Premio Nobel fosse trascurata dai notabili, oppure fosse dato del provincialotto a quanti la citavano. Ora tutti dobbiamo sentire il dovere di diffondere il suo immenso senso della vita».(ua)
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