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Non si trovano medici, in Gallura difficile donare il sangue

Allarme della sezione gallurese dell’Avis: «Costretti a interrompere la raccolta». Una sola autoemoteca per tutto il nord Sardegna, eppure le richieste sono tante


06 giugno 2022 Marco Bittau


OLBIA. Non ci sono più medici disponibili e saltano anche le donazione di sangue. È l’ennesima pagina triste della sanità regionale che, ormai in caduta libera, rischia di travolgere anche l’esercito di volontari che ogni giorno fa le acrobazie per contribuire a risolvere le sciagure della vita quotidiana. È il caso dell’Avis, la sezione di Olbia, che non solo non riesce più a organizzare tutte le raccolte di sangue che vorrebbe, ma addirittura si trova costretta ad annullare quelle già programmate e pubblicizzate. Rischia di saltare, ad esempio, quella prevista il 16 dicembre nella scalinata della basilica di San Simplicio in occasione della manifestazione di solidarietà “Miracolo di Natale”.

Non ci sono più medici, appunto, e per il miracolo si dovrà aspettare. Peccato che, invece, l’emergenza sangue in Gallura e in tutta la Sardegna non aspetta. E peccato anche che in tutti gli ospedali si fa sempre più fatica a far fronte a tutte le esigenze.

Amareggiato il presidente dell’Avis di Olbia, Gavino Murrighile, un imprenditore che ha scelto di battersi sul fronte della solidarietà, uno che difficilmente si scoraggia. «È una situazione ormai inaccettabile – dice – la nostra associazione potrebbe organizzare raccolte di sangue in qualunque giorno e occasione utile, invece non è possibile perché dobbiamo fare i conti con l’unica autoemoteca a disposizione per tutta la provincia. Non solo, adesso non ci sono neppure più i medici». «È incredibile – aggiunge il presidente Murrighile – stiamo parlando del nostro sangue, cioè un bene indispensabile che la Sardegna è costretta ad acquistare quando invece potrebbero bastare le donazioni e l’opera generosa dei volontari. La mia non è un’accusa nei confronti dell’Ats-Assl, che evidentemente lavora con i mezzi e gli uomini che ha a disposizione. Piuttosto, ci rivolgiamo alla politica regionale che deve trovare una volta per tutte la soluzione ai vuoti d’organico e ai medici che non bastano più. Stiamo bussando alle porte della politica cercando interlocutori validi, che comprendano la gravità della situazione e che, al di là delle belle parole di circostanza, si adoperino per risolvere concretamente il problema prima che sia troppo tardi».

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