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Al “Binaghi” aumentano i ricoverati no vax

Al “Binaghi” aumentano i ricoverati no vax

Cagliari, non ce l’ha fatta un 50enne non immunizzato che rifiutava di essere intubato

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CAGLIARI. La situazione negli ospedali è ancora gestibile: quella che sta diventando allarmante è la sempre maggiore presenza nei reparti degli ospedali di pazienti non vaccinati. Ma anche l’atteggiamento con cui questi pazienti affrontano la loro degenza e quello, spesso, dei loro familiari. «È una battaglia continua - dice Sergio Marracini, direttore del presidio ospedaliero unico di Cagliari -. Ogni giorno, oltre a fare il nostro lavoro, dobbiamo affrontare le pressioni dei parenti di no vax che ricoveriamo. Ci chiedono perché lo abbiamo portato in rianimazione, perché lo abbiamo intubato... insomma, c’è una certa familiarità dei comportamenti». Poi alcune volte ci sono degli epiloghi tragici: «Abbiamo avuto qui da noi un no vax che non voleva essere intubato, un uomo di circa 50 anni. Alla fine non ce l’ha fatta ed è morto». «Si assiste ad una crescita delle degenze - continua Marracini -: il 26 novembre erano presenti 42 pazienti, il 4 dicembre 47, al 13 dicembre siamo arrivati a 60. Si assiste ad una crescita che rispecchia l'andamento epidemico della nostra Regione. Dapprima l'impennata e successivamente la decrescita dei ricoverati in Terapia intensiva è da riferirsi sia ai decessi che alla minor intensità di cura richiesta per la prosecuzione della degenza del paziente. Complessivamente si assiste ad una quota di non vaccinati degenti di molto maggiore rispetto ad i vaccinati. L'aumento della quota dei ricoveri dei pazienti vaccinati non è da riferirsi ad una minor efficacia dei vaccini disponibili, bensì ad un aumento della popolazione vaccinata che per variabilità interpersonale non risponde alla vaccinazione o risponde con minor forza per patologie preesistenti. Da qui l'importanza di eseguire la terza dose e di continuare a seguire le precauzioni (lavaggio delle mani, distanziamento sociale, mascherina a coprire naso e bocca) per ridurre la circolazione del virus, a maggior ragione con la variante Omicron presente sul territorio nazionale e regionale». Il reparto Covid nel Binaghi è strutturato così: c’è il livello accettazione, una sorta di pronto soccorso, chiamato Covid 9. Il livello successivo è la normale degenza, chiamato Covid 7. Al Covid 3 ci sono i pazienti un po’ più gravi, quelli da semintensiva. infine il Covid 8, la terapia intensiva, per i casi più gravi.



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