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Tuvixeddu, Cualbu di nuovo sconfitto

Tuvixeddu, Cualbu di nuovo sconfitto

Sospeso in Appello a Roma il secondo lodo, la Coimpresa ora rischia il fallimento

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CAGLIARI. Perso il lodo arbitrale definitivo sulla ventennale vertenza nata dalla scampata cementificazione di Tuvixeddu, la Regione era chiamata a pagare alla Nuova Iniziative Coimpresa 122 milioni di euro a titolo di risarcimento per la mancata realizzazione del progetto immobiliare sul colle dei Punici, ma un’ordinanza depositata in queste ore dalla prima sezione civile della Corte d’Appello di Roma ha sospeso l’efficacia della decisione assunta dal collegio arbitrale ed ora la società del costruttore Gualtiero Cualbu rischia il fallimento. Il debito di 83 milioni maturato dall’impresa nei confronti della Regione per la mancata restituzione del risarcimento incassato dopo il primo lodo favorevole - ridotto a un milione e mezzo dai giudici di Roma e infine azzerato dalla Cassazione - ha reso Coimpresa insolvente e pochi giorni fa il tribunale fallimentare di Cagliari si è riservato di decidere sull’istanza di fallimento presentata dal pm Guido Pani, cui i legali di Cualbu si erano opposti facendo riferimento proprio al prossimo arrivo dei 122 milioni, che avrebbero rimesso in sesto i conti societari. Lo stop imposto dai magistrati di Roma mette invece Coimpresa all’angolo e fa cadere anche la proposta, peraltro respinta dalla Regione, di scorporare gli 83 milioni del primo lodo dai 122 del lodo definitivo, che avrebbe garantito a Cualbu un’altra quarantina di milioni dei contribuenti per un progetto mai realizzato. In altre parole, il costruttore avrebbe saldato un debito certo con un credito improbabile, realizzando anche un cospicuo profitto.

La decisione finale sulla controversia dovrebbe arrivare il 12 maggio dell’anno prossimo, quando sarà la quinta sezione d’Appello di Roma a stabilire se deve restare valido (oppure no) l’orientamento della Cassazione, che il 5 febbraio 2021 aveva definitivamente bocciato il primo lodo per difetto di giurisdizione, affermando che la competenza sulla controversia è del giudice amministrativo. Una storia che adesso si ripete, anche se l’impostazione giuridica scelta dai legali di Cualbu per arrivare al risarcimento è diversa e almeno in teoria potrebbe indurre la Cassazione a una decisione alternativa.

Nel frattempo però la Regione si salva dal paradosso di dover versare un’altra montagna di soldi nelle tasche del proprio maggior debitore e potrà attendere la decisione del tribunale sul fallimento in una fase in cui Coimpresa - messa in liquidazione dopo la prima sentenza sfavorevole della Corte d’Appello di Roma, il 9 aprile 2018 - non può contare su alcuna prossima entrata.

Rimane un interrogativo: che fine hanno fatto gli 83 milioni del primo lodo? Non ci sono più. I legali dell’impresa hanno portato al tribunale fallimentare i bilanci fino al 2020, da cui risulta che la somma è stata spesa per saldare debiti e per investimenti su altre società del gruppo. Se i giudici decideranno per il fallimento sarà la Procura a stabilire se la legge sia stata rispettata o no. (m.l)

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