Ospedali di nuovo in affanno: a Sassari reparti Covid saturi
Luigi Soriga
Contagi alti come non si vedeva da tempo, la sanità ci mette del suo: allarme a Olbia, positivo scaricato nella hall dell’Aou
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SASSARI. Le Malattie Infettive e pneumo sono sature, 32 posti occupati su 33 disponibili, il virus ha fatto nuovamente breccia all’interno dell’Aou di Sassari, cluster ancora attivo in Clinica Chirurgica, focolaio in corso in Medicina dell’Ospedale di Olbia con 2 positivi certi e altri in corso di accertamento. E poi Cagliari pronta a correre ai ripari per l’aumento degli infetti e dei ricoveri. Insomma il Covid preme sugli ospedali sardi, che iniziano ad essere in sofferenza. E ieri il bollettino raccontava di 315 nuovi casi (numero mai così alto da molto tempo) e un decesso: una 92enne di Cagliari. Ma c’è anche da dire che la sanità, ogni tanto, prova ad accogliere il virus con tanto di tappeto rosso.
Scena di ieri, Palazzina del Clemente, Aou di Sassari, scena surreale. L’ambulanza medicalizzata proveniente da Olbia parcheggia nel cortile interno e scarica un paziente positivo e con difficoltà respiratorie. Ha attaccata la bombola d’ossigeno, saturazione bassa. Gli infermieri, super bardati, lo caricano sulla barella ed entrano nell’edificio. Devono portarlo in Rianimazione, dove è previsto il ricovero immediato. Però i sanitari sbagliano destinazione, perché lì al Clemente c’è la Rianimazione ordinaria (quella che in viale San Pietro chiamano Tipo). Loro dovrebbero andare nella Rianimazione Covid, che è da tutt’altra parte: si trova a 500 metri di distanza, agli i Infettivi. Invece l’equipe olbiese parcheggia la barella e il malato nella hall del Clemente, a mezzo metro dal bancomat (speriamo nessuno, da lì a pochi minuti, abbia fatto prelievi di soldi e virus), e un po’ spaesata chiede indicazioni: «Per la terapia intensiva?». Chi si trova nella hall non crede ai propri occhi: gli oss intimano di uscire subito, le guardie giurate li invitano ad allontanarsi. Un paziente infetto, a spasso per l’ospedale, nel mezzo di un luogo di passaggio, dove tutti hanno accesso, è una scena incredibile. Eppure, nonostante gli improperi lanciati (a debita distanza) dal personale del Clemente, il malato e i suoi accompagnatori restano ancora parcheggiati nella hall. Attendono istruzioni. Alla fine, solo dopo la chiamata da parte dei medici della Rianimazione Covid, avviene il trasloco del paziente nella corretta destinazione. Viene ricaricato nell’ambulanza e trasferito nell’edificio isolato di Malattie infettive, dove i percorsi sono blindati e dove l’accoglienza dei positivi avviene nel rispetto di tutte le precauzioni e le norme di sicurezza.
Proprio il recente focolaio che si è innescato nel reparto di Clinica chirurgica, con 4 trasferimenti in Malattie Infettive, più i ricoveri provenienti ora dal cluster dell’Ospedale di Olbia (Medicina), più gli altri malati che arrivano da tutto il nord Sardegna, rischiano di rompere l’equilibrio dei posti letto a Sassari. 32 sui 33 disponibili sono occupati, e un solo letto per gestire l’emergenza non può essere sufficiente. La direzione aziendale dell’Aou non vorrebbe convertire altri reparti ordinari in aree a vocazione Covid, perché significherebbe prosciugare l’assistenza di personale, spazi e risorse preziose. Perciò la soluzione ipotizzata è quella di accelerare l’incorporazione del Marino di Alghero prevista per gennaio, in modo da avere la possibilità di trasferirvi i pazienti covid a bassa e media intensità. Anche Cagliari deve fare i conti con l’incremento dei ricoveri. Ancora sono disponibili alcuni posti letto liberi nei reparti Covid al Binaghi, ma all'occorrenza saranno riconvertiti Geriatria e poi, eventualmente Pneumologia.
Scena di ieri, Palazzina del Clemente, Aou di Sassari, scena surreale. L’ambulanza medicalizzata proveniente da Olbia parcheggia nel cortile interno e scarica un paziente positivo e con difficoltà respiratorie. Ha attaccata la bombola d’ossigeno, saturazione bassa. Gli infermieri, super bardati, lo caricano sulla barella ed entrano nell’edificio. Devono portarlo in Rianimazione, dove è previsto il ricovero immediato. Però i sanitari sbagliano destinazione, perché lì al Clemente c’è la Rianimazione ordinaria (quella che in viale San Pietro chiamano Tipo). Loro dovrebbero andare nella Rianimazione Covid, che è da tutt’altra parte: si trova a 500 metri di distanza, agli i Infettivi. Invece l’equipe olbiese parcheggia la barella e il malato nella hall del Clemente, a mezzo metro dal bancomat (speriamo nessuno, da lì a pochi minuti, abbia fatto prelievi di soldi e virus), e un po’ spaesata chiede indicazioni: «Per la terapia intensiva?». Chi si trova nella hall non crede ai propri occhi: gli oss intimano di uscire subito, le guardie giurate li invitano ad allontanarsi. Un paziente infetto, a spasso per l’ospedale, nel mezzo di un luogo di passaggio, dove tutti hanno accesso, è una scena incredibile. Eppure, nonostante gli improperi lanciati (a debita distanza) dal personale del Clemente, il malato e i suoi accompagnatori restano ancora parcheggiati nella hall. Attendono istruzioni. Alla fine, solo dopo la chiamata da parte dei medici della Rianimazione Covid, avviene il trasloco del paziente nella corretta destinazione. Viene ricaricato nell’ambulanza e trasferito nell’edificio isolato di Malattie infettive, dove i percorsi sono blindati e dove l’accoglienza dei positivi avviene nel rispetto di tutte le precauzioni e le norme di sicurezza.
Proprio il recente focolaio che si è innescato nel reparto di Clinica chirurgica, con 4 trasferimenti in Malattie Infettive, più i ricoveri provenienti ora dal cluster dell’Ospedale di Olbia (Medicina), più gli altri malati che arrivano da tutto il nord Sardegna, rischiano di rompere l’equilibrio dei posti letto a Sassari. 32 sui 33 disponibili sono occupati, e un solo letto per gestire l’emergenza non può essere sufficiente. La direzione aziendale dell’Aou non vorrebbe convertire altri reparti ordinari in aree a vocazione Covid, perché significherebbe prosciugare l’assistenza di personale, spazi e risorse preziose. Perciò la soluzione ipotizzata è quella di accelerare l’incorporazione del Marino di Alghero prevista per gennaio, in modo da avere la possibilità di trasferirvi i pazienti covid a bassa e media intensità. Anche Cagliari deve fare i conti con l’incremento dei ricoveri. Ancora sono disponibili alcuni posti letto liberi nei reparti Covid al Binaghi, ma all'occorrenza saranno riconvertiti Geriatria e poi, eventualmente Pneumologia.
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