La Nuova Sardegna

La sentenza dell’ex prefetto: «Graziano ha tradito tutti»

Claudio Zoccheddu
La sentenza dell’ex prefetto: «Graziano ha tradito tutti»

Mulas: «I sardi sono un popolo di parola ma lui non ha mai mantenuto la sua»

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SASSARI. Il primo punto è un vecchio classico dell’argomento che, anche a distanza di anni, sembra sopravvivere nell’animo di chi ancora si schiera dalla parte sbagliata della barricata: «Il bandito sociale, quello che cerca il riscatto del popolo, non è mai esistito e mai esisterà. Certamente non lo è mai stato Graziano Mesina, uno che ha sempre messo i suoi interessi davanti a tutti e tutti». Parola di Salvatore Mulas, ex prefetto di Sassari con alle spalle 40 anni di storia spesi al servizio della Stato nella lotta contro la criminalità, dall’Anonima sequestri a Cosa nostra. Per dirne una, quando era a capo della Mobile di Nuoro Mulas ha incrociato la sua strada con quella di Annino Mele, il latitante più temuto, e di Matteo Boe, che venne catturato in Corsica proprio dalla sua squadra. Ovviamente, il superpoliziotto di Macomer ha fatto in tempo ad imbattersi anche in Graziano Mesina: «Erano i tempi del sequestro Kassam – racconta Mulas – e Mesina, da uomo scaltro quale è, si insinuò nella faccenda creando una storia in cui raccontava di essersi commosso davanti alla madre del piccolo Farouk, decidendo di intercedere per la sua liberazione. In realtà fece poco o nulla, il suo intervento era solo uno stratagemma per mettersi in mostra, per farsi fare qualche fotografia che ripulisse la sua immagine. Kassam è stato liberato certamente non per merito di Mesina. In Sardegna nessun ex bandito ha mai fornito indicazioni valide quando si trattava di rintracciare un ostaggio». Anzi, le azioni di Mesina e dei suoi “colleghi” hanno avuto effetti collaterali devastanti: «Quello dei sequestri è uno dei periodi più tristi per la nostra isola, e ha contribuito a generare le incertezze economiche che viviamo ancora oggi. L’Anonima ha fatto scappare grandi imprenditori – continua Mulas –. Io sono di Macomer e ricordo il caseificio della famiglia Albano e quello dei Melchiorre, scappati per paura dei sequestri. Probabilmente è stato allora che la Sardegna centrale ha iniziato il suo percorso di impoverimento, purtroppo molto rapido e con poche alternative ancora oggi». Eppure, a distanza di anni, sopravvivono frange di tifosi che sventolano vessilli senza senso, dall’accanimento contro un “vecchio” alla convinzione che abbia già scontato quello che doveva scontare: «Colpa dell’isolamento delle zone rurali, che purtroppo è ancora un fattore nonostante si siano fatti passi da gigante negli ultimi anni – spiega l’ex Prefetto –. Per questo ci sono ancora sostenitori di Mesina. Troppe persone evidentemente hanno dimenticato che un tempo la parola di un sardo valeva più di un contratto, era sacra e non poteva essere infranta in alcun modo. Tutti abbiamo dato credito a Mesina, con lui lo Stato si è comportato bene e gli ha concesso addirittura la grazia, una cosa che capita molto di rado. Lui però non ha ricambiato la fiducia che gli era stata accordata. Così facendo ha infangato il suo nome e sporcato quello dei sardi, popolo di parola, uomini di fiducia. Mesina ha fallito anche in questo campo. Non doveva tradire chi aveva creduto in lui nonostante il suo passato violento e complicato». Invece è andata proprio così, con l’aggravante dell’ingresso nel mondo dello spaccio di droga, niente di più lontano dal mito della balentia in cui molti personaggi si sono crogiolati, evidentemente senza nemmeno preoccuparsi di rispettare un’immagine che nella realtà, probabilmente, non è mai esistita: «Lo ha fatto senza nemmeno ottenere in cambio una vita agiata. Mesina e altri ex banditi non sono riusciti ad arricchirsi. Lo dicevamo spesso tra colleghi – conclude Mulas –, molti di loro hanno passato una vita dietro le sbarre mentre fuori al massimo li aspettava una casa ad un piano, senza nemmeno l’intonaco sulle pareti». Un’immagine molto vicina all’attualità del quasi 80enne Grazianeddu, sorpreso a dormire vestito in un piccolo appartamento, con in tasca 6mila euro e come migliore prospettiva quella di una fuga perpetua da un mondo che ha tradito troppe volte.

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