Orgosolo: «È ora di lasciare in pace Grazianeddu»

Il paese non dimentica il passato ma tende a perdonare il re delle evasioni L’ex sindaco Deledda: «Credo che anche lui meriti un po’ di bontà d’animo»

DALL’INVIATA A ORGOSOLO. «Ha una certa età: deve essere lasciato ai domiciliari»: Maria Francesca Manca, mamma orgolese dell’Azione Cattolica, sistema gli ultimi pon pon colorati fatti dai bambini nell’albero di Natale che accoglie i fedeli all’ingresso della chiesa del Santissimo Salvatore, pochi minuti prima che cominci la messa e don Salvatore Goddi varchi la navata centrale preceduto da una lunga schiera di chierichetti, mentre le pie donne in “fardetta” nera intonano la celebre Tu scendi dalle stelle. In corso Repubblica, la via centrale di Orgosolo, è una domenica di fine autunno come tante altre. Accompagnata da un freddo pungente e arricchita solo da qualche luminaria in più, e da alcune vetrine aperte per lo shopping pre-natalizio anche nel giorno festivo. Mentre poco più a valle dalle case si leva alto il fumo dei tanti caminetti accesi.

«Deve essere lasciato a casa», ripete la mamma poco prima di entrare in chiesa, interpretando il sentimento comune di tantissimi suoi compaesani circa il futuro immediato di Graziano Mesina. A pochi metri in linea d’aria, nel bar di Teresa Podda, nota muralista del paese e allieva del grande Francesco Del Casino, il destino del noto compaesano appena arrestato dai carabinieri a Desulo dopo un anno e mezzo di latitanza è al centro di alcuni commenti, tante domande, ma nessun tentativo di mitizzazione o di celebrazioni fuori luogo. Perché per Orgosolo e per gli orgolesi, il Graziano Mesina della maturità avanzata, non è mai stato altro che “tziu Grazià”. Un anziano compaesano, con un passato turbolento, ma che ormai, dopo 45 anni trascorsi in cella, aveva pagato quello che doveva pagare.

E quanto all’ultima fuga per evitare di rientrare in carcere, i compaesani più anziani, in fondo, gli perdonano anche quella. Per Orgosolo Graziano Mesina era e rimane quel “tziu Grazià” da rispettare come tutte le persone di una certa età, che fino a un anno e mezzo fa ogni giorno passeggiava in corso Repubblica, scambiava due chiacchiere con gli amici in piazza Caduti, e quando capitava non si sottraeva ai turisti per una foto e per qualche racconto colorito dei tempi che furono, quando la legge lo inseguiva per svariati reati.

«Credo che, considerata l’età e le sue condizioni di salute, un po’ di bontà d’animo si debba riservare anche a lui – commenta anche l’ex sindaco di Orgosolo, Dionigi Deledda, che in più occasioni, quando era primo cittadino aveva incontrato Mesina nella sua nuova vita da “graziato”.

«Io lo lascerei a casa, ha una certa età, è una persona, ora sarebbe giusto lasciarlo tranquillo senza nessun accanimento. Adesso la legge lo ha preso, era l’atto che doveva fare e lo ha fatto, ma ora è giusto che possa tornare a casa. Le sue azioni verranno giudicate dal diritto, ma Mesina è sempre una persona e come tale va rispettata – dice Gianluca Medas, attore e reduce, la sera prima, dallo spettacolo “La Natività” messo in scena nella chiesa del Santissimo Salvatore – io lo aveva incontrato qualche anno fa a Talana, stava faceva la guida turistica».

E con Medas, e sulla possibilità di concedere a Mesina di scontare la pena in casa, date le sue condizioni, concorda anche il decano dei commercianti di Orgosolo: Giuseppe Nicolò Rubanu, per tutti semplicemente “Marzotto”, spesso protagonista, in corso Repubblica di piccoli concerti improvvisati al suono della sua fisarmonica.

E dei tempi nei quali Mesina faceva la guida turistica occasionale, a Orgosolo se ne raccontano tante. E più di qualcuno, fuori microfono, lo dice anche che se si fosse accontentato e fosse stato più accorto e lontano da certi ambienti e da qualche giro, “tziu Grazià” avrebbe potuto trascorrere una vecchiaia serena, anziché finire di nuovo nei guai e dire addio per sempre alla grazia ricevuta. (v.g.)

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