La Nuova Sardegna

Gestore unico degli scali sardi: l’Enac esige trasparenza

di Giuseppe Centore
Gestore unico degli scali sardi: l’Enac esige trasparenza

Di Palma: «Le sinergie di rete sono inevitabili, ma nel rispetto delle regole»

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CAGLIARI. L’Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile, prende posizione ufficiale sul ventilato progetto di fusione delle società di gestione dei tre aeroporti sardi e lo fa col suo massimo rappresentante, l’avvocato dello Stato Pierluigi di Palma che da luglio ricopre la carica di presidente. Di Palma, tra i tanti prestigiosi incarichi ricoperti ha nel suo curriculum anche quello di direttore generale dello stesso Enac dal 1998 al 2003. In questa intervista Di Palma spiega che una eventuale ridefinizione di assetti degli aeroporti sardi non può che passare per il preventivo confronto con l’ente regolatore.

Presidente, avete avuto notizie del progetto presentato dalla Camera di Commercio e che prevede la nascita di un unico soggetto detentore della maggioranza di azioni dei tre aeroporti sardi?
«No. Lo abbiamo appreso dai giornali e abbiamo subito inviato una nota di chiarimenti ai vertici di Sogaer, dove abbiamo ricordato che è necessario informarci. Ci hanno risposto di essere ben consapevoli di ciò. Procedimenti anche surrettizi di cambiamenti di assetti azionari per quanto riguarda le società di gestione devono essere comunicati a noi per tempo. A suo tempo le gestioni statali aeroportuali sono state date ai concessionari, ma nei decreti c’è scritto chiaramente che Enac vigila sui percorsi di privatizzazione che devono essere trasparenti e concorrenziali, devono sia tener conto dell’interesse pubblico, ma devono evitare operazioni surrettizie. Segnalo che un caso non lampante di privatizzazione che ha toccato gli aeroporti calabresi è stato fermato da una nostra nota inviata a Procura, Anac e Antitrust. In questo campo la trasparenza deve essere massima».

Ma è possibile razionalizzare dal punto di vista gestionale una rete aeroportuale come la nostra, fatta di tre scali?
«Non solo possibile, come dirò poi, ma forse anche auspicabile, ma a certe condizioni. La privatizzazione, quando perseguita, va fatta rispettando tutte le regole, compresa quella che non prevede cambi nella titolarità della concessione, non accoglibili dal ministero dell’Economia. E le eventuali ricapitalizzazioni non devono favorire con i diritti di prelazione alcuni soci e non altri».

Come si muoverà Enac su questo dossier?
«Intanto aspetto di vedere le carte, adesso il fascicolo è vuoto, del tutto vuoto. Diciamo che questa idea cade nella giornata durante la quale assegniamo il contratto per lo studio preliminare del Piano Nazionale degli aeroporti. Le linee guida del Piano, secondo il mio parere, devono prevedere una politica di rete, a prescindere dagli assetti azionari».

Come immagina il sistema per i prossimi decenni?
«Dobbiamo favorire una crescita omogenee dell’intero sistema. Se il capitolo pandemico sta per essere messo da parte, nei prossimi mesi ci ritroveremo una pressione virtuosa sui nostri aeroporti per l’aumento vertiginoso, significativo e auspicabile dei passeggeri che arriveranno nel nostro paese. Per assurdo rischiamo di avere infrastrutture aeroportuali non tutte all’altezza del compito che le aspetta. Per questo dobbiamo lavorare anche sul sistema tariffario, aiutando le realtà aeroportuali più deboli rispetto a quelle che si posizionano già bene sul mercato».

E per la Sardegna cosa dovrebbe prevedere il nuovo Piano?
«Più reti, più integrazioni, più intermodalità, e credo che su questo ci sia tanto da fare anche da voi, ma tutto ciò deve avvenire nella massima trasparenza, mantenendo, ad esempio, per ciascuna società che gestisce i tre scali la titolarità della concessione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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