La Nuova Sardegna

Strage della Moby Prince, riparte la caccia alla verità

di Alessandro Pirina
Strage della Moby Prince, riparte la caccia alla verità

Saranno trasferite in digitale tutte le comunicazioni via radio di quella notte. Il presidente Romano: «Sarà possibile ascoltare voci inedite di altri testimoni»

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SASSARI. Riprende la caccia alla verità sulla strage della Moby Prince. Una nuova commissione parlamentare, questa volta presieduta dal deputato Pd Andrea Romano, prova a riscrivere una delle pagine più buie della storia repubblicana. Una tragedia che, anche dopo una serie di processi, è rimasta senza un colpevole. 140 vittime - tante erano le persone a bordo del traghetto Livorno-Olbia quella notte tra il 10 e l’11 aprile 1991 - senza un perché. «Sono iniziati in questi giorni alla Camera le verifiche e i collaudi sul registratore acquisito, restaurato e rimesso in funzione dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul disastro della Moby Prince nel quale morirono 140 innocenti, tra passeggeri e membri dell'equipaggio – dice Romano –. Saremo presto in grado di trasferire in formato digitale il contenuto integrale del “bobinone”, il nastro magnetico che contiene la registrazione delle comunicazioni radio nella rada del porto di Livorno tra il 10 e l'11 aprile 1991, la notte della strage». Serviranno alcune settimane di lavoro ma sarà la prima volta, in trent'anni, che tutte le tracce audio del “bobinone” saranno riversate in digitale. «Finalmente – dice ancora il deputato dem – sarà possibile ascoltare in forma inedita altre voci di testimoni che raccontano i fatti di quella notte. Continuiamo a lavorare per la verità».

Insomma, una nuova commissione parlamentare, questa volta alla Camera, è stata eletta per dare quelle risposte che le sentenze dei tribunali non sono riuscite a dare con grande disappunto dei parenti delle vittime. Probabile che venga di nuovo convocato anche l’armatore Vincenzo Onorato, che in una intervista alla Nuova ad aprile, si era detto certo che a causare la strage fosse stata una bomba. Una tesi sostenuta da Alessandro Massari, esplosivista della polizia scientifica, che è stato tra i primi a essere ascoltato dalla commissione Romano. L’ipotesi della bomba era stata però accantonata dalla precedente commissione, presieduta dal senatore dem Silvio Lai, perché altre perizie convergevano sull’esplosione, ma non generata da esplosivo, bensì da gas.

Ma la nuova commissione, proprio partendo dai lavori dei senatori , avrà anche il compito di approfondire alcuni aspetti emersi nella passata legislatura. A partire proprio dalla sbobinatura delle comunicazioni radio di quella sera, perché, per questioni di tempo - la strumentazione era stata messa a disposizione solo tre mesi prima della chiusura dei lavori - i senatori ne avevano potuto ascoltare soltanto una parte.

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