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L’Ance accusa la Consulta: «Lesa l’autonomia sarda»

L’Ance accusa la Consulta: «Lesa l’autonomia sarda»

Esultano Wwf e opposizioni: «Ennesima bocciatura della politica del cemento»

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SASSARI. L’ennesima bocciatura di una legge regionale, l’ennesimo ko della giunta di fronte alla Corte costituzionale si trasforma in un ring tra favorevoli e contrari. Come sempre accade ogni volta che nell’isola si parla di ambiente e urbanistica, tutele e cemento. È una storia che va avanti da decenni e che si ripete ogni qualvolta si tenta di mettere mano al Ppr. È accaduto anche questa volta e la Corte ha detto no alle norme di interpretazione autentica del Piano paesaggistico regionale contenute in una leggina approvata nel luglio 2020 e impugnata a fine agosto dal Governo per violazione dell'articolo 117 della Carta, che riserva allo Stato competenza esclusiva in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, e per violazione del principio di leale collaborazione. Una vittoria per gli ambientalisti e per le opposizioni, una debacle per la maggioranza e per le associazioni dei costruttori edili.

Ance all’attacco. Ed è proprio l’Ance la prima a scendere in campo. Nel mirino la decisione della Consulta. «Il vero problema non è ricevere una sentenza sfavorevole, ma interrogarsi sulla co-pianificazione a suo tempo sottoscritta dalla giunta Soru – sostiene il presidente Pierpaolo Tilocca, insieme a Silvio Alciator del Centro Nord Sardegna e Alberto Cancellu della Sardegna centrale –. Non avendo lo stesso rango costituzionale del nostro Statuto speciale, ora questa si palesa come causa ostativa all’autodeterminazione della Regione su temi così importanti per il nostro futuro e sviluppo economico, bloccato e vessato da interventi esterni da parte del Governo, che ne determinano in modo improprio un indirizzo non condiviso dalla maggioranza dei sardi. Da sardi, oggi, la cosa più importante è difendere l’autonomia del nostro Statuto, ormai svenduta da accordi di co-pianificazione unici nel panorama nazionale. La pronuncia della Consulta appare come una chiara lesione dell’autonomia dei sardi a tracciare la strada del proprio futuro».

Il Wwf esulta. Di tutt’altro tenore l’intervento del Wwf, che aveva chiesto al governo Draghi l’impugnazione del provvedimento. «Per l’ennesima volta il giudice delle leggi boccia un’iniziativa della giunta regionale sarda che, con l’alibi dell’autonomia, continua a proporre modelli di sviluppo obsoleti basati solamente su cemento e deroghe ai principi costituzionali di tutela del paesaggio e dell’ambiente. La norma cancellata, su ricorso del Governo nazionale, allargava in maniera indiscriminata e illegittima le maglie dei vincoli urbanistici e paesaggistici, consentendo edificazioni a pioggia e incrementi volumetrici indiscriminati, minacciando il territorio regionale, la natura della Sardegna e le prospettive di un vero sviluppo e turismo sostenibili. Questa “interpretazione” del Ppr interpretava solo le mire di chi è ancora convinto che lo sviluppo economico sia legato ai mattoni e alla mancanza di regole uniformi e condivise».

Zedda versus la giunta. Anche il leader dei Progressisti, Massimo Zedda, tuona contro il governo regionale. «È l'ennesima bocciatura dell’idea di devastazione dell'ambiente. Il presidente e la giunta in questi due anni e mezzo di governo hanno tentato più volte, con norme illegittime, di distruggere e cementificare coste e campagne senza un’idea di sviluppo della Sardegna, tanto che siamo gli unici a non aver presentato progetti seri e credibili a valere sul Pnrr. La scusa adottata, poi, è sempre quella di un governo nazionale che sarebbe ostile all'autonomia regionale: non il mancato rispetto delle regole da parte loro, non l'incapacità ampiamente dimostrata. Per aiutare il settore dell'edilizia e creare nuova occupazione – conclude l’ex sindaco di Cagliari – si dovrebbe invece permettere ai Comuni di poter assumere giovani da impiegare negli uffici per sbloccare le decine di migliaia di pratiche ferme da anni». (al.pi.)

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