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Sotto sequestro il tesoro di Mincione

“Caso Becciu” e il palazzo di Londra: bloccati in Svizzera 60 milioni del finanziere


08 gennaio 2022


CITTÀ DEL VATICANO. Le autorità giudiziarie elvetiche hanno negato al finanziere Raffaele Mincione, coinvolto, con il cardinale Angelo Becciu, nella compravendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra da parte della Segreteria di Stato vaticana e nel conseguente processo penale che riprenderà il prossimo 25 gennaio, lo sblocco dei conti svizzeri che gli sono stati posti sotto sequestro da circa un anno. L'ammontare complessivo dei conti è stato quantificato da fonti giornalistiche svizzere in circa 60 milioni di euro, mentre nell'aula del processo in Vaticano, l'avvocato difensore Giandomenico Caiazza ha parlato di Mincione come «destinatario di un provvedimento di sequestro imponente: quasi 48 milioni di euro». È stato l'Huffington Post a rivelare che Mincione ha chiesto che i conti gli venissero sbloccati perché «il contestato sequestro non gli permetterebbe di far fronte alle spese personali e familiari». Il finanziere «non potrebbe rimborsare prestiti personali o relativi a società, le quali si vedrebbero anche rifiutare partenariati e finanziamenti, nonché aperture di conti bancari, dovendo persino chiudere relazioni esistenti». Ma il Tribunale penale federale, ha stabilito che «senza approfondire l'esistenza e l'entità degli impegni finanziari invocati, per i quali sono stati presentati dei documenti, occorre rilevare che il ricorrente non ha prodotto documentazione che possa permettere a questa Corte di verificare se lo stesso non disponga di altri beni per ovviare alle sue asserite difficoltà economiche». Al contrario, secondo i giudici, «i valori sequestrati potrebbero essere confiscati in quanto provento diretto dei reati contestati (dal Vaticano) al ricorrente». Secondo i promotori vaticani della causa Mincione «avrebbe conseguito profitti di ammontare complessivo non inferiore a 300 milioni di euro». Sulla vicenda il cardinale Becciu si è sempre dichiarato fiducioso nelle conclusioni cui arriveranno i giudici vaticani.

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