Braccio di ferro Governo-Regioni
La Sicilia posticipa la riapertura di tre giorni, in Campania dad sino al 29
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SASSARI. Sulla scuola il Governo tira dritto, ma dal territorio si susseguono iniziative e appelli per un cambio di strategia, per un sostanziale rinvio delle lezioni in presenza. In una sorta di battaglia a distanza, Esecutivo e amministratori locali ribadiscono le proprie posizioni in una giornata in cui il numero dei contagi torna a sfiorare quota 200 mila. La Sicilia fa slittare di tre giorni il rientro e c'è chi annuncia, come il Trentino, che non applicherà le nuove norme sulla quarantena a scuola e sul super pass per i trasporti. Un muro contro muro in cui le Regioni, come afferma il governatore della Puglia, Emiliano, hanno chiesto «invano» a palazzo Chigi uno slittamento. E il presidente del Veneto Zaia torna a chiedere un intervento del Cts perché, a suo dire, si rischia «una falsa riapertura» in uno scenario «da calvario» fatto di assenze e quarantene. Ma il ministro Bianchi, col sostegno del governo tutto, va avanti e ha incontrato i sindacati per illustrare le nuove misure emanate dal Consiglio dei Ministri: un confronto però che a detta delle organizzazioni di categoria non ha sciolto i nodi. Dal canto suo, in Campania ,il governatore De Luca si appella alle «circostanze di eccezionale e straordinaria necessità» nell'ordinanza con cui ha disposto fino al 29 gennaio il ricorso alla dad per le scuole medie, elementari e dell'infanzia. Una fuga in avanti che il Governo tenta di stoppare con una impugnativa mentre il Tar ha chiesto alla Regione di presentare ulteriori documenti. Tra i medici e comunità scientifica serpeggia pessimismo sulle riaperture. L'ordine di Torino non utilizza mezzi termini nel chiedere il rinvio affermando che è «imprudente» perché i «numeri dei contagi sono troppo alti». Ed è proprio sui numeri che si gioca una fetta di questa battaglia. Secondo una prima stima fornita dai presidi lunedì potrebbero essere 100 mila i dipendenti assenti causa Covid. Si tratta di circa il 10% della popolazione totale del comparto, composto da circa un milione di persone. La curva dei contagi che non accenna a calare le fasce più colpite sembrano proprio quelle dell'età scolare. Maggiore incremento, in base ai dati Iss, per quella compresa tra i 5 e gli 11 anni dove a partire dalla seconda settimana di ottobre si è registrata una crescita dell'incidenza ma nelle ultime due settimane in forte aumento anche per il segmento 16-19 anni.
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