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Un ritorno sui banchi con tante incognite

Un ritorno sui banchi con tante incognite

Regioni divise sulle lezioni in presenza. I presidi: 10% di assenze tra prof e personale, oltre ai no vax

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SASSARI. Una sorta di primo giorno di scuola ma denso di incognite e preoccupazioni, tanto che lo stesso ministro Patrizio Bianchi ammette che c'è la possibilità di assenze tra i prof. Lo spettro della didattica a distanza resta sullo sfondo ma per molti studenti potrebbe presto diventare realtà. Per alcuni amministratori locali, sindacati e presidi quella di oggi rischia di diventare una «falsa partenza» anche se nel fronte del «no riapertura», soprattutto tra i governatori, si palesa qualche crepa. Se per il presidente della Liguria, Giovanni Toti, in un «Paese dove è tutto aperto tenere chiuse le scuole è un brutto segnale ed è poco utile», Francesco Acquaroli (Marche) annuncia che rispetterà le «regole che ci vengono indicate dallo Stato». Per il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, sarebbe stato «opportuno differire di 15 giorni la riapertura» mentre Michele Emiliano (Puglia) dice che «nessuno può essere obbligato a essere esposto al rischio di contagio se esiste un diritto, quello della Dad, che può ridurre questo rischio», ipotizzando di appoggiare i genitori in un eventuale ricorso al Tar. Sul ritorno in classe critici dirigenti scolastici e medici per i quali si rischia il «caos», con centinaia di alunni non presenti. Tra i prof e personale le assenze – secondo i presidi – potrebbero arrivare a 100mila (il 10%) senza contare lo zoccolo duro dei «no vax» che prima della stretta governativa sull'obbligo sfiorava le 40 mila unità. E trovare supplenti ora, mentre la pandemia corre, potrebbe essere un problema.

Il ministro dell'Istruzione Bianchi non arretra di un millimetro. La strada maestra per il Governo sono le lezioni in presenza. «La scuola è pronta: abbiamo approvato, all'unanimità, regole chiare precise e puntuali anche per quelle situazioni che richiedono la Dad, ma il principio base è che si torna in classe», spiega ribadendo che gli istituti sono un posto sicuro. Gli fa eco Francesco Paolo Figliuolo, per il quale le lezioni in presenza sono un segnale «importante» e le aule «luoghi sicuri con mascherine e distanziamento». Oggi entrano in vigore le nuove regole sulla quarantena, con alcune novità sostanziali che riguardano anche il green pass. Alle medie e superiori, precisa il Miur, toccherà all'alunno con il pass verde dimostrare di avere i requisiti per la presenza in aula durante il regime di autosorveglianza. Questo comporta che gli istituti potranno prendere visione dello stato vaccinale degli studenti senza che questo comporti violazione della privacy. Previsti tamponi gratuiti, previa prescrizione medica, per gli studenti in autosorveglianza. Dalla comunità scientifica, apparsa pessimista sulle riaperture, arrivano, infine, dei distinguo. Per l'infettivologo Matteo Bassetti «chiudere le scuole non è servito e non riaprirle sarebbe un errore. Lo studente è costantemente controllato: ha la mascherina, c’è il distanziamento, ci sono i professori» mentre Giuseppe Remuzzi (Istituto Negri) assicura: le classi contribuiscono poco alla diffusione del virus.

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