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Sanità sotto pressione, le altre patologie devono di nuovo attendere

Sanità sotto pressione, le altre patologie devono di nuovo attendere

Società italiana di chirurgia: «La Sardegna tra le regioni con la più drastica riduzione di interventi»

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SASSARI. Il problema è sempre quello della coperta corta. Un problema che si accentua se la superficie da proteggere si amplia: c’è sempre qualcosa che rimane scoperto. E così gli ospedali sardi stanno vivendo una nuova emergenza. Medici e infermieri trasferiti nei reparti Covid, posti letto occupati dai contagiati, rianimazioni piene di casi gravi. Con il risultato che per gli interventi chirurgici si sta riproponendo la medesima situazione già vissuta nel 2020. A lanciare l'allarme è la Società italiana di chirurgia (Sic) che parla di «drammatica riduzione degli interventi», dal 50 all’80%.

Secondo il presidente Francesco Basile «tra le regioni dove la situazione è più pesante ci sono Val d'Aosta, Lazio, Toscana, Lombardia, Campania, Sicilia, Sardegna dove attualmente siamo a non più del 50% dell'attività chirurgica».

I numeri di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, non raccontano tutto: nelle terapie intensive è stata oltrepassata la soglia d’allarme, mentre in quella medica la situazione sarebbe sotto controllo. Ma la sofferenza è evidente. Il sistema sanitario regionale è già corso ai ripari rimodulando (o annunciando la rimodulazione) di reparti e servizi. Da Sassari a Cagliari, passando per Alghero, si cerca di fare quadrare i conti. Però il calcolo ha delle variabili che si aggiungono ogni giorno: personale no vax sospeso dal servizio, personale contagiato, altri dirottati su campagne di screening. Insomma, la variante Omicron (ormai la più diffusa) graffia meno, ma crea importanti problemi all’organizzazione del contrasto alla pandemia.

Il tasso di crescita dei ricoveri Covid negli ospedali sentinella della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, nella prima settimana dell’anno ha registrato un’accelerazione del 25,8%. Con un incremento ancora più significativo dei pazienti pediatrici che in una settimana quasi raddoppiano: più 86%.

Nei reparti ordinari la presenza di pazienti non vaccinati è del 52%. La proporzione cambia nelle rianimazioni: i non vaccinati ricoverati sono il 72% del totale. La metà dei no vax, prima di finire in ospedale, godeva di buona salute e non aveva comorbidità. Il range di età dei non vaccinati in terapia intensiva è molto ampio: il più giovane ha 18 anni, il più anziano 83 anni.

Di contro i vaccinati in terapia intensiva sono il 28%: oltre due terzi sono affetti da altre gravi patologie che potrebbero aver determinato una ridotta efficacia del vaccino e per l’85% dei casi sono persone a cui sono state somministrate due dosi di vaccino da oltre 4 mesi e non hanno ancora ricevuto la terza dose.

Di fronte a questa situazione servirebbe più personale, ma questa è una litania che va avanti da due anni ormai. È di ieri l’annuncio che oltre 150 medici saranno assunti a tempo indeterminato nelle aziende del sistema sanitario regionale della Sardegna. È quanto prevede uno degli ultimi bandi pubblicati dall'Azienda per la tutela della salute (Ats).

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