Renato Soru: «David Sassoli era un uomo del dialogo con lui in Europa l’Italia era al sicuro»
di Alessandro Pirina
L'ex governatore ricorda il presidente del Parlamento Ue, con cui aveva condiviso l'esperienza a Bruxelles
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SASSARI. La prima volta si erano incontrati a Cagliari nel 2008. Renato Soru era governatore, David Sassoli anchorman di punta del Tg1. L’anno successivo avrebbero entrambi smesso quelle vesti: il primo perse le elezioni e lasciò la Regione, il secondo invece le vinse e approdò a Bruxelles. Cinque anni dopo, nel 2014, si sono ritrovati sugli stessi banchi del Parlamento europeo, tutti e due eletti sotto le insegne del Pd.
Soru, che ricordo ha di quel primo incontro con Sassoli?
«Era una intervista pubblica al festival dell’architettura. Fu una conversazione bellissima. Lui era ancora al Tg1, ma si vedeva che aveva un interesse, non solo professionale, per la politica e per i suoi grandi temi».
Sei anni dopo vi siete ritrovati a Bruxelles.
«Quando sono arrivato lui era il capo della delegazione italiana uscente del gruppo dei Socialisti e democratici e gli è toccato gestire la definizione dei ruoli di noi parlamentari, indicare le commissioni. Mi diede un grande aiuto, soprattutto agli inizi. Mi ha indirizzato nell’attività lavorativa. Fece in modo che mi venissero dati incarichi importanti. Da allora è proseguito un rapporto di fiducia e reciproca simpatia. Lui poi scelse di non candidarsi come capo delegazione ma preferì svolgere un ruolo all’interno del Parlamento. Di lì a poco fu eletto vice presidente, cosa che l’ha portato in modo quasi naturale alla presidenza in questa legislatura».
Com’era David Sassoli?
«Aveva sempre un sorriso per tutti. Le sue caratteristiche erano la gentilezza, l’affabilità nei rapporti. Il carattere lo ha messo al centro di una rete di relazioni personali che lo hanno poi portato ad assumere ruoli di massima responsabilità. Lo ricordo con affetto. Sa che suo nonno aveva lavorato in Sardegna? ».
Racconti.
«Agronomo, era stato il direttore dell’Opera nazionale dei combattenti e gli fu affidata la direzione delle bonifiche di Sanluri Stato. Fu proprio David a raccontarmi che era venuto in Sardegna per vedere quei luoghi. E io gli diedi una vecchia rivista che raccontava la storia delle bonifiche di Sanluri, c’era anche il nonno. Ne fu felicissimo».
Politico di primo piano, ma mai una polemica, una parola fuori posto.
«Di certo, non era la persona adatta per andare a urlare nei talk-show. Il litigio non era la sua cifra, era per il dialogo, la composizione. Meglio si tirava fuori, come ha fatto non ricandidandosi alla guida del Parlamento. Non solo un gesto di grande generosità, ma anche di grande attenzione istituzionale per non creare problemi alla maggioranza che oggi guida la Ue. Per questo atteggiamento era molto apprezzato, tanto che era stato fatto anche il suo nome tra i papabili per il Quirinale».
Sassoli è stato decisivo nelle politiche Ue, anche sul Recovery. Eppure spesso la politica italiana sembra più interessata alle beghe di casa nostra di quanto si decide a Bruxelles.
«Vero, è un problema che da parlamentare Ue ho sempre vissuto. Roma sembrava non recepire l’importanza dei temi affrontati in Europa. Fortunatamente c’erano figure come Sassoli o Pittella, che guidava il gruppo dei socialisti. E ovviamente, anche se fuori dal Parlamento, ma con un ruolo istituzionale importantissimo, Mario Draghi. Nonostante la disattenzione alla fine l’attività nelle istituzioni Ue è stata ben presidiata. Ora l’Italia perde un rappresentante di enorme rilievo in Europa. Ma, anche lasciando il ruolo di presidente, Sassoli avrebbe sicuramente ricoperto qualche altro incarico. L’Ue non avrebbe fatto a meno del suo prestigio».
Soru, che ricordo ha di quel primo incontro con Sassoli?
«Era una intervista pubblica al festival dell’architettura. Fu una conversazione bellissima. Lui era ancora al Tg1, ma si vedeva che aveva un interesse, non solo professionale, per la politica e per i suoi grandi temi».
Sei anni dopo vi siete ritrovati a Bruxelles.
«Quando sono arrivato lui era il capo della delegazione italiana uscente del gruppo dei Socialisti e democratici e gli è toccato gestire la definizione dei ruoli di noi parlamentari, indicare le commissioni. Mi diede un grande aiuto, soprattutto agli inizi. Mi ha indirizzato nell’attività lavorativa. Fece in modo che mi venissero dati incarichi importanti. Da allora è proseguito un rapporto di fiducia e reciproca simpatia. Lui poi scelse di non candidarsi come capo delegazione ma preferì svolgere un ruolo all’interno del Parlamento. Di lì a poco fu eletto vice presidente, cosa che l’ha portato in modo quasi naturale alla presidenza in questa legislatura».
Com’era David Sassoli?
«Aveva sempre un sorriso per tutti. Le sue caratteristiche erano la gentilezza, l’affabilità nei rapporti. Il carattere lo ha messo al centro di una rete di relazioni personali che lo hanno poi portato ad assumere ruoli di massima responsabilità. Lo ricordo con affetto. Sa che suo nonno aveva lavorato in Sardegna? ».
Racconti.
«Agronomo, era stato il direttore dell’Opera nazionale dei combattenti e gli fu affidata la direzione delle bonifiche di Sanluri Stato. Fu proprio David a raccontarmi che era venuto in Sardegna per vedere quei luoghi. E io gli diedi una vecchia rivista che raccontava la storia delle bonifiche di Sanluri, c’era anche il nonno. Ne fu felicissimo».
Politico di primo piano, ma mai una polemica, una parola fuori posto.
«Di certo, non era la persona adatta per andare a urlare nei talk-show. Il litigio non era la sua cifra, era per il dialogo, la composizione. Meglio si tirava fuori, come ha fatto non ricandidandosi alla guida del Parlamento. Non solo un gesto di grande generosità, ma anche di grande attenzione istituzionale per non creare problemi alla maggioranza che oggi guida la Ue. Per questo atteggiamento era molto apprezzato, tanto che era stato fatto anche il suo nome tra i papabili per il Quirinale».
Sassoli è stato decisivo nelle politiche Ue, anche sul Recovery. Eppure spesso la politica italiana sembra più interessata alle beghe di casa nostra di quanto si decide a Bruxelles.
«Vero, è un problema che da parlamentare Ue ho sempre vissuto. Roma sembrava non recepire l’importanza dei temi affrontati in Europa. Fortunatamente c’erano figure come Sassoli o Pittella, che guidava il gruppo dei socialisti. E ovviamente, anche se fuori dal Parlamento, ma con un ruolo istituzionale importantissimo, Mario Draghi. Nonostante la disattenzione alla fine l’attività nelle istituzioni Ue è stata ben presidiata. Ora l’Italia perde un rappresentante di enorme rilievo in Europa. Ma, anche lasciando il ruolo di presidente, Sassoli avrebbe sicuramente ricoperto qualche altro incarico. L’Ue non avrebbe fatto a meno del suo prestigio».
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