La stangata: così famiglie e imprese sono schiacciate dai rincari

Il domino è partito dall’energia e si è esteso a alimentare, servizi e costruzioni

SASSARI. Come in un domino perverso, la caduta di una tessera provoca quella della tessera vicina e poi dell’altra ancora, e così via sino alla fine della catena. Nel domino del caro prezzi la prima tessera è quella dell’energia mentre l’ultima può variare: può essere la tazzina del caffè al bar, il pacco di pasta al market, la lattuga dal verduraio. È il contagio del caro prezzi che dilaga, forse l’ennesima variante del Covid-19, quella che non colpisce le vie respiratorie, ma le tasche dei cittadini. L’allarme era partito mesi fa, addirittura dal Governo che aveva predisposto una serie di interventi per cercare di abbattere il caro energia dovuto a meccanismi internazionali legati soprattutto al prezzo del gas.

L’intervento del Governo ha forse limitato i danni, ma gli aumenti ci sono stati ugualmente. E altri ne sono annunciati, anche nelle bollette che arriveranno (o stanno arrivando) nelle case di tutti noi.

L’osservatorio. La guida all’andamento dei prezzi è l’Osservatorio curato dal Ministero dello sviluppo economico. L’ultimo dato disponibile è quello del mese di novembre dello scorso anno, quando la tempesta si stava ancora profilando in tutta la sua potenza. Ma già a fine 2021 il segnale era chiaro: «Si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività... registri una variazione dello 0,6% rispetto al mese precedente e cresca del +3,7% su base annua (in aumento rispetto al +3,0% di ottobre). A spiegare la crescita dell’indice sono i prezzi dei Beni energetici che passano da +24,9% a +30,7%». E quell’aumento si ripercuote sul mercato agroalimentare e anche sulle tariffe pubbliche.

Gli allarmi. La situazione è peggiorata ancora e dalle varie associazioni di categoria, in questi mesi, sono arrivati allarmi in serie e in successione. Ciascuna per il proprio settore.

Confartigianato ha buttato giù due conti: «Rispetto al 2021 un molino che utilizza quasi 1,5 milioni di kWh/anno, subirà un aumento del 220% e passerà da 131 a 420 mila euro di costi; un caseificio, con un utilizzo di quasi 600mila kWh/anno, subirà un aumento del 146%, passando da 80mila a 199mila euro di bolletta; un panificio, con un consumo medio di 150mila kwh, subirà un aumento del 145%, passando da quasi 21mila a oltre 51mila; un parrucchiere, con 6.700 kWh/anno, subirà un aumento del 98%, passando cosi da 1.200 euro a oltre 2.500».

Dai campi alle tavole, il discorso non cambia. Coldiretti ha ricordato che «i costi delle semine per la produzione di grano destinato a pasta e pane, sono praticamente raddoppiati per effetto di rincari di oltre il 50% per il gasolio necessario alle lavorazioni dei terreni ma ad aumentare sono pure i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti che arrivano anche a triplicare».

I settori. Del caro prezzi soffrono un po’ tutti i settori. L’edilizia, che pure vive un momento di boom grazie al bonus 110 per cento (trovare un’impresa libera è... un’impresa), si deve confrontare con l’aumento dei costi di materie necessarie alle costruzioni: il prezzo del rame è cresciuto del 40%, l’acciaio dell’80% (ma l’Ance parla del 250%), i polietileni del 40%, legno massiccio e lamellare oltre 100%. In rialzo anche i costi per l’acquisto di bitume, cemento e calcestruzzo, materiali termoisolanti.

E i trasporti? Chi utilizza l’auto sa bene quanto sia cresciuto il prezzo dei carburanti, ma anche quello dell’auto, dei ricambi e delle manutenzioni, per il solito effetto domino che riguarda anche l’industria dell’auto e le officine.

Secondo una stima di Uecoop il diesel è aumentato del 20,6% registrando il record dei prezzi degli ultimi due anni, la benzina del 18,6, il Gpl del 30. Il costo dei carburanti si scarica su trasporti marittimi aerei, ferroviari e su gomma. E da lì sino al consumatore finale, colpito nei suoi acquisti di alimentari, cosmetici, arredamento, accessori, mobilità. Con la solita aggravante che ricade sulla Sardegna: trasportare le merci nell’isola costa di più che farlo sulla terraferma.

La stima. Sempre secondo Confartigianato l’elevato incremento dei prezzi delle materie prime potrebbe comportare comportare maggiori costi annui per le 12 mila micro e piccole pari a 198 milioni di euro.

L’inchiesta. Questo è il quadro generale, che preannuncia un avvio di 2022 da bilancio familiare in rosso. Oggi La Nuova Sardegna avvia un’inchiesta sul caro prezzi che incombe sui cittadini sardi, andando a verificare quanto questi aumenti incidono sui consumatori, ma anche sulle aziende, raccontando problemi e prospettive.

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