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«Gli accordi di filiera possono limitare i danni»

«Gli accordi di filiera possono limitare i danni»

Cualbu, Coldiretti: «Di ogni euro speso al supermercato ai produttori arrivano solo 14 centesimi»

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SASSARI. Per evitare che l’aumento dei costi delle materie prime possa innescare un effetto a catena, penalizzando contemporaneamente produttori e consumatori, si dovranno rivedere i meccanismi che regolano le filiere produttive. Ne è convinto presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu, che parte dal punto di vista dei produttori: «Ipotizzando una spesa di un euro in qualsiasi esercizio commerciale che tratta articoli agricoli o di allevamento, al produttore arrivano appena 14 centesimi. Questo passaggio lascia immaginare dove siano i problemi , chi effettivamente guadagna, chi lavora praticamente in perdita e chi alla fine è costretto a pagare un prezzo esagerato al supermercato. Per questo è necessario fissare nuovi accordi di filiera, in modo che si realizzi una ridistribuzione equa del rischio e dei guadagni. Solo se riusciremo a distribuire queste cose all’interno della filiera troveremo le condizioni che scongiureranno l’aumento del prezzo finale». Sotto osservazione ci sono anche i rincari sulle materie prime: «Che sono evidenti – continua Cualbu – e che spesso si mangiano anche una buona parte dei guadagni di chi produce. Ma è anche vero che ci sono molti speculatori pronti a fare cassa. Noi speriamo che la legge sulle pratiche sleali venga attuata e abbia un riscontro pratico, in modo che qualsiasi tipo di prodotto agricolo, che sia carne latte o grano, non possa essere pagato al di sotto dei costi di produzione certificati dall’Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare».

Ma i rischi sono evidenti anche per gli operatori agricoli e l’aumento del prezzo alla stalla del vaccino, 4 centesimi in più al litro arrivati dopo l’accordo di novembre tra il ministero della Politiche agricole, allevatori, agricoltori, industria di trasformazione e grande distribuzione, potrebbe non bastare: «La verità è che ci sono migliaia di posti di lavoro a rischio per colpa di questi aumenti – spiega Paolo Mele, presidente di Confagricoltura Sardegna –. Purtroppo conosciamo benissimo la difficoltà delle aziende e dei soci che stanno combattendo con l’impennata dai costi delle materie prime. Ma non ce la fanno ad andare avanti. Facciamo l’esempio del latte vaccino– continua Mele – 3 o 4 centesimi di aumento sul prezzo al litro pagato ai produttori non bastano, a maggior ragione dopo l’impennata del prezzo del gasolio e dell’energia elettrica, di mangimi, fertilizzanti e concimi. L’unica cosa che non aumenta è proprio il prezzo del latte, che adesso viene pagato tra i 36 e 38 centesimi. I 4 centesimi di aumento non possono essere significativi davanti ai rincari vertiginosi, tra il il 30 e il 40 per cento, delle materie prime. Speriamo che si riesca ad intervenire al più presto con misure robuste, è in gioco il futuro di comparti importantissimi per l’economia di tutta la Sardegna». (c.z.)

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