La Nuova Sardegna

Scuola sarda, caos Dad i dati non dicono tutto

di Antonello Palmas
Scuola sarda, caos Dad i dati non dicono tutto

Il ministero: lezioni a distanza per il 6% delle classi e l’8,5% degli alunni I sindacati sorpresi: «Dai territori un quadro dei contagi ben più grave»

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SASSARI. I dati sulla Dad forniti ieri dal ministero lasciano perplesso il mondo della scuola, chi ha il polso della situazione ha numeri ben più pesanti sull’incidenza attuale della didattica a distanza (che significa maggiori problemi per molti studenti, le famiglie e i dirigenti) rispetto a quelli forniti ieri dal ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi durante l'audizione in commissione Cultura alla Camera. Dati che stridono con le notizie che arrivano dagli istituti sardi, dove in alcuni casi la situazione sembra fuori controllo. Eppure risulta che a livello nazionale «il 93,4% delle classi è in presenza. Di queste, il 13,1% con attività integrata per singoli studenti a distanza. Le classi totalmente in Dad sono il 6,6%», dice Bianchi, specificando che per la Sardegna il dato è più basso: 6%. E per quanto riguarda gli studenti quelli «in presenza sono l'88,4% (nell’isola il 91,5%), per l'infanzia gli alunni positivi o in quarantena sono il 9%; per la primaria il 10,9%, per la secondaria il 12,5%», specificando a scanso di equivoci che il grosso dei contagi è avvenuto a scuole chiuse, durante le feste.

«Dati poco realistici». Il presidente dell'Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli aveva parlato di un 50% di studenti in Dad: «Le nostre stime – spiega – erano diverse in quanto basate su continue e costanti comunicazioni dei nostri iscritti, provenienti da tutto il territorio nazionale, che segnalavano l'infittirsi dei contagi. Ma prendiamo atto con soddisfazione dei dati diffusi dal ministro». E Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda insegnanti, parla di «dati che si limitano alle percentuali e danno un'idea riduttiva del reale disagio che le scuole vivono».

Realtà camaleontica. Il direttore dell’ufficio scolastico regionale, Francesco Feliziani non nasconde che «è problematico seguire le direttive date dalla norma. Ci stiamo muovendo con molta difficoltà, i casi sono numerosi e le casistiche diverse, con relativi dubbi sul comportamento da tenere, dovute ad esempio alle difficoltà nell’effettuazione dei tamponi da parte delle varie Asl, per cui molte famiglie devono arrangiarsi con i test nelle farmacie, dove spesso ci sono le code. La complessità è aumentata dal fatto che la realtà non sta dietro alle disposizioni normative». Qualche problema in meno alle superiori, «perché i vaccini nonostante non rappresentino uno scudo impenetrabile, oltre ad azzerare gli effetti più gravi del virus danno una mano alla prevenzione. E nelle superiori c’è una più alta percentuale di vaccinati. Ne abbiamo viste tante e supereremo anche questa», dice il direttore dell’Usr.

I rischi di una scelta. «Le classi in Dad aumentano, ma d’altra parte la scelta di tenere aperte le scuole prevedeva un’accettazione del rischio – dice l’assessore all’istruzione Andrea Biancareddu – Credo che siamo arrivati a un punto per cui non si più chiudere nulla, perché risorse per i ristori non ce ne sono. Parlando di scelte più o meno opportune sulla scuola, dico che strade nelle quali ricevere applausi sicuri non ce ne sono. La Dad crea disuguaglianze e costringe a casa anche ci ha situazioni familiari problematiche: così si è optato per la presenza nei limiti del possibile, una scelta del ministro forse un po’ anticipata, perché dopo le feste la situazione come prevedibile si è complicata. Ma è comunque positivo aver lasciato le scuole aperte e non aver avuto casi gravi che abbiano messo a repentaglio la salute dei ragazzi. E ora che si sta raggiungendo il picco siamo moderatamente fiduciosi».

Peggio nel primo ciclo. «La situazione non è facilissima da gestire per via di protocolli non proprio precisi – afferma il presidente dei presidi sardi, Massimo Depau – e le Asl non ce la fanno più a fare il tracciamento come si deve. I positivi sono tanti e sicuramente dai dati in mio possesso abbiamo più classi in didattica a distanza nel primo ciclo (infanzia, primaria e medie inferiori) piuttosto che alle superiori, presumibilmente perché il dato dei vaccinati qui è più alto. E poi ci sono problemi con la tempestività dei test: mi sono sentito chiedere da qualche genitore: quando lo fate il tampone al bambino? Oltre a tutti i carichi che dobbiamo sostenere, ci manca solo che ci tocchi di sostituirci alle Asl. I miei colleghi dirigenti si stanno facendo in 4, in questi giorni qualcuno ha avuto il coraggio di dare loro la colpa, lo trovo davvero scandaloso».

Presidi sotto stress. Sulla stessa linea Attilio Fratta, presidente dell’associazione Dirigentiscuola, per cui è ingeneroso scaricare le responsabilità sui presidi: «Ci sono interventi che dipendono esclusivamente dall'amministrazione scolastica. Il ministro deve avere il coraggio di prendere provvedimenti e di imporsi alla sua stessa tecnostruttura che, rimanendo impunita, non ottempera alle disposizioni impartite». Fratta parla di «situazione al limite del paradosso, con protocolli farraginosi, piattaforme malfunzionanti o inesistenti, assurdi problemi legati alla privacy, affastellarsi di sempre nuove incombenze che non lasciano più neanche il tempo di respirare e distraggono i dirigenti dalla loro funzione, che non è certamente quella di verificare i contagiati. Da giorni le uniche attività cui i dirigenti scolastici riescono a dedicarsi sono quelle legate alla gestione del Covid, con l'aggravante di un organico striminzito, ridotto a causa di quarantene, sospensioni, malattie».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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