Zaki in viaggio nell’inferno senza libertà
di Gaia Mossa*
7 febbraio 2020, Patrick Zaki viene arrestato in un aeroporto del Cairo; per 24 ore viene inghiottito dal buio più totale, nessuna informazione su di lui giunge alla sua famiglia; per 17 ore viene...
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7 febbraio 2020, Patrick Zaki viene arrestato in un aeroporto del Cairo; per 24 ore viene inghiottito dal buio più totale, nessuna informazione su di lui giunge alla sua famiglia; per 17 ore viene torturato; per giorni, settimane e poi mesi viene trasferito da un carcere all’altro, una proroga dopo l’altra; il 7 dicembre 2021, si decide che Patrick Zaki sarà scarcerato, ma non liberato dalle accuse. Quanto ci vuole per cambiare la vita di una persona? Poco. Basta qualche post su Facebook, a quanto pare, per togliere libertà, per oscurare e punire, punire con l’accusa di aver espresso in luoghi pubblici – seppur virtuali – il proprio parere: ecco le accuse mosse dallo Stato d’Egitto. Per un’intera giornata la famiglia di Zaki non ha saputo niente di lui, e lui per 22 mesi non ha potuto vedere le stelle, ha dovuto lottare con se stesso per potersi aggrappare all’ultimo briciolo di speranza che gli rimaneva perché questa, dice lui in un’intervista rilasciata poco dopo la scarcerazione, è difficile da tenere in vita quando ti tolgono la libertà.
L’8 dicembre del 2021 Zaki è stato scarcerato, dopo quasi due anni di prigionia, sofferenza, incertezza, è riuscito a guadagnarsi quella libertà che per lui sarebbe dovuta essere scontata, la stessa che da secoli – millenni – è oggetto di discussione in tutto il mondo, e che ancora oggi non viene assicurata a ogni individuo. Eppure, oggi, il primo pensiero legato alla libertà viene associato a green pass e vaccini: un insulto alla storia umana e all’anima delle persone che ogni giorno vedono il più importante dei diritti strappato, mutilato, calpestato; detto da persone che non comprendono il valore di una passeggiata, di una visita ai propri cari, di una discussione tra pareri discordanti, di ciò che ogni giorno in altri paesi del mondo viene vietato.
L’Italia ha festeggiato, l’otto dicembre, ed è rimasta col fiato sospeso ogni volta che al telegiornale hanno anche solo pronunciato il nome di Zaki, ma quanto ci è voluto per far sparire dalle prime pagine la notizia di scarcerazione? Pochi giorni, e già tutto lo scalpore è andato scemando.
Conosciamo davvero il valore della libertà? Forse sarebbe opportuno chiedersi questo, mentre decine e decine di persone vengono arrestate tutti i giorni nel silenzio, senza nemmeno sapere i capi d’accusa, senza avere il diritto di difendersi.
Tra il 10 e il 29 settembre, varie organizzazioni per i diritti umani stimano che, solo in Egitto, siano state arrestate tra le 571 e le 753 persone. Quante di loro non vedono che nero sopra di loro? Quante famiglie stanno attendendo? Impossibile dirlo. Nel mentre, non possiamo che gioire per Zaki, che, finalmente, “uscì a riveder le stelle”.
*Gaia studia al liceo Galilei di Macomer
L’8 dicembre del 2021 Zaki è stato scarcerato, dopo quasi due anni di prigionia, sofferenza, incertezza, è riuscito a guadagnarsi quella libertà che per lui sarebbe dovuta essere scontata, la stessa che da secoli – millenni – è oggetto di discussione in tutto il mondo, e che ancora oggi non viene assicurata a ogni individuo. Eppure, oggi, il primo pensiero legato alla libertà viene associato a green pass e vaccini: un insulto alla storia umana e all’anima delle persone che ogni giorno vedono il più importante dei diritti strappato, mutilato, calpestato; detto da persone che non comprendono il valore di una passeggiata, di una visita ai propri cari, di una discussione tra pareri discordanti, di ciò che ogni giorno in altri paesi del mondo viene vietato.
L’Italia ha festeggiato, l’otto dicembre, ed è rimasta col fiato sospeso ogni volta che al telegiornale hanno anche solo pronunciato il nome di Zaki, ma quanto ci è voluto per far sparire dalle prime pagine la notizia di scarcerazione? Pochi giorni, e già tutto lo scalpore è andato scemando.
Conosciamo davvero il valore della libertà? Forse sarebbe opportuno chiedersi questo, mentre decine e decine di persone vengono arrestate tutti i giorni nel silenzio, senza nemmeno sapere i capi d’accusa, senza avere il diritto di difendersi.
Tra il 10 e il 29 settembre, varie organizzazioni per i diritti umani stimano che, solo in Egitto, siano state arrestate tra le 571 e le 753 persone. Quante di loro non vedono che nero sopra di loro? Quante famiglie stanno attendendo? Impossibile dirlo. Nel mentre, non possiamo che gioire per Zaki, che, finalmente, “uscì a riveder le stelle”.
*Gaia studia al liceo Galilei di Macomer
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