Una pioggia di sussidi contro il caro bollette

Ma le aziende sarde rischiano di essere doppiamente penalizzate in futuro. Incontro in Regione: si torna a parlare di estrazione di gas dal sottosuolo

CAGLIARI. Questa mattina il governo deciderà le prime misure per temperare gli effetti devastanti del rincaro dell’energia su famiglie e imprese. Un mix di sconti, modifiche normative e nelle bollette che, a costi più bassi possibili per le casse pubbliche dovrebbero alleviare i bilanci famigliari e aziendali.

Ieri in Regione si è parlato di come abbattere, qui e prima possibile, i costi della bolletta, e lo si è fatto convocando sul tema il tavolo permanente di agenda “Industria”, il sistema di concertazione che l’assessore Anita Pili ha voluto con tanto di verbali finali, sulle scelte politiche e industriali più importanti. Alla riunione ieri hanno partecipato rappresentanti delle imprese, sindacalisti, politici e anche una azienda, la Portovesme srl, che produce piombo e zinco e che in questo momento si trova ad attraversare una crisi all’apparenza irreversibile con la messa in cassa integrazione di quasi tutto il personale proprio a causa dei costi insostenibili dell’energia.

Come sta affrontando la Sardegna la tempesta perfetta sui mercati, (e se ci saranno turbolenze ai confini ucraini, e ricadute sul gas russo, la tempesta diventerà terremoto) e quali armi ha per mettersi al riparo? A oggi nessuna, è meglio dirlo subito. Nel futuro ha una opportunità, data per assurdo dalla sua arretratezza del sistema energetico e produttivo e dal fatto che questo (vista l’uscita dal carbone entro il 2028, forse) dovrà essere ricostruito per intero. Nei giorni scorsi Confindustria, presente ieri con il delegato nazionale Aurelio Regina e il presidente sardo Maurizio De Pascale, ha presentato il suo pacchetto di proposte. «Possiamo prendere il meglio dalle misure decise da Germania e Francia, ma dobbiamo sapere che questa crisi è strutturale, i costi delle bollette rimarranno alti per molto tempo, e quest’anno se tutto va bene saranno quasi cinque volte quelli del 2019. Dobbiamo lavorare sui nostri giacimenti di gas, e raddoppiare le estrazioni entro 15 mesi», ha detto nella sua relazione Regina, che ha disegnato uno scenario da incubo sull’impatto che i maggiori costi dell’energia, da noi dovuti al gas, avranno su tutti gli italiani.

E in attesa che il nuovo sistema del gas venga definito, ha aggiunto per parte sua Maurizio de Pascale, serve avere idee chiare sulle grandi infrastrutture, come il Thyrrenian link (il cavo elettrico sottomarino che unirà l’isola a Sicilia e Campania nel 2028, ndr) «che non porteranno un posto di lavoro in più qui; lo realizzeranno multinazionali come Siemens o Hitachi, servirà ai grandi player dell’eolico, ma non al sistema sardo. Pensiamo invece al gas nel nostro sottosuolo e ragioniamo se questo possa essere estratto». Programma ambizioso e di non rapida realizzazione. E sui tempi immediati invece insistono le imprese più deboli sul fronte della bolletta, come la Portovesme, «che però ha scelto di comprare energia al mercato spot, (quello all’immediato) invece di avere contratti lunghi e protetti – ha detto il segretario Cgil Samuele Piddiu – andremo incontro a un inverno energetico tutto sardo, con la chiusura obbligata delle centrali a carbone, ma vedo che la politica è ferma». Concetto ribadito dal segretario Cisl Gavino Carta, che ha parlato di assenza di pianificazione. Quale strada per la Sardegna allora? «Rinnovabili ed efficienza energetica, con tanto gas subito», la ricetta di Regina. Strada a dir poco in salita, visto che l’isola è quantomeno scarsa in tutte e tre le voci, e sul tema non è autonoma.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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