Vaingalo dopo lo tsunami «Ho vissuto ore di terrore»
di Gianna Zazzara
Il rugbista dell’Amatori Alghero: «Ho temuto per la sorte dei miei genitori»
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ALGHERO. «Ho vissuto ore di terrore. Non riuscivo ad avere notizie di mamma e papà dopo lo tsunami causato dall’eruzione del vulcano. Per fortuna sono riusciti a contattarmi loro sui social, stanno bene, al sicuro». Vaingalo Fine, 18 anni, è di Tonga. Marcantonio di 1 metro e 86 centimetri, per oltre 100 chili, è la “terza linea” dell’Amatori Rugby di Alghero, nel massimo campionato italiano.
Secondo l’Istat, di tongani in Italia ce ne sono 18 e lui è uno dei più giovani. Quando sabato scorso l’arcipelago di Tonga, 169 isole, ricco di natura selvaggia, è diventato un infinito territorio grigio Vaingalo era ad Alghero, al centro di Maria Pia, dove vive con i compagni di squadra. L’esplosione del vulcano sottomarino Hunga Tonga- Hunga Ha’apai ha rilasciato così tanta cenere tanto da far sembrare il paese una nuova gigantesca Pompei. E lo tsunami che è seguito ha fatto saltare quasi tutte le comunicazioni, lasciando il mondo in attesa di notizie. E anche Vaingalo. «È stato uno choc – racconta – soprattutto per l’impossibilità di mettermi in contatto con i miei genitori e con i i miei amici più cari che vivono ancora lì. Sono rimasto attaccato al telefono per ore fino a quando ho ricevuto un messaggio sui social: “Stiamo bene, non ti preoccupare”. È difficile affrontare una situazione simile quando sei dall’altra parte del mondo. In quel momento avrei voluto essere vicino a mamma e papà. Non vedo l’ora di parlarci, le comunicazioni telefoniche purtroppo sono ancora interrotte».
I tongani hanno un rapporto particolare con i vulcani tanto che ne hanno dedicato uno al grande campione di rugby Jonah Lomu ma «questa volta è diverso. Siamo abituati a vedere vulcani in attività ma un'esplosione del genere ha spaventato me e tutti gli altri del mio paese che sono in Italia. Siamo tutti molto in ansia per quello che sta succedendo lì e soprattutto per la mancanza di notizie, per le foto che vediamo sui giornali» continua.
Vaingalo, sorriso contagioso ed entusiasmo da vendere, fino a qualche mese giocava in Nuova Zelanda. A novembre l’arrivo ad Alghero, all’Amatori Rugby. Una scelta coraggiosa per un ragazzo così giovane. «Ci sono molti tongani in Italia – spiega– Hame Faiva gioca nel Benetton Treviso, James Faiva nel Petrarca e Anton nel Biella, li conosco bene. E ora ci sono io all’Amatori Rugby, ne sono fiero. Alghero è un posto fantastico, nel club mi sento a casa, compagni e staff mi hanno fatto sentire il loro appoggio, li ringrazio». Vaingalo ha un profilo Instagram molto popolare. «In moltissimi mi hanno cercato sui social dimostrandomi affetto e premura. In questi giorni i social sono stati compagni preziosi, ho potuto avere notizie dei miei genitori, ho potuto contattare tutti i miei ex compagni di squadra, sia a Tonga che in Nuova Zelanda, stanno tutti bene».
Il rugby è lo sport nazionale tongano e molti dei campioni che giocano in Occidente dopo il disastro hanno lanciato raccolte fondi per aiutare il loro paese. Il primo, e uno dei più famosi, è stato l’ex All Black Malakai Fekitoa, che ora gioca in Inghilterra. «Una bellissima iniziativa, se avessi la sua popolarità lo farei anch’io. Da quel poco che so la situazione è grave, manca tutto, le comunicazioni telefoniche sono ancora interrotte, l’acqua è stata inquinata dalla cenere. Per fortuna la popolazione si è salvata, ci sono stati pochissimi morti». Ma è ancora presto per fare un bilancio definivo.Sui 100 mila abitanti del regno di Tonga almeno 80mila si troverebbero ora in condizioni di necessità, moltissimi bambini. Le manca il suo paese? «Sì, il mio paese un po' mi manca ma soprattutto i miei genitori che sono lì. Quando si potrà tornare a viaggiare li inviterò ad Alghero, sarà un’ estate bellissima».
Secondo l’Istat, di tongani in Italia ce ne sono 18 e lui è uno dei più giovani. Quando sabato scorso l’arcipelago di Tonga, 169 isole, ricco di natura selvaggia, è diventato un infinito territorio grigio Vaingalo era ad Alghero, al centro di Maria Pia, dove vive con i compagni di squadra. L’esplosione del vulcano sottomarino Hunga Tonga- Hunga Ha’apai ha rilasciato così tanta cenere tanto da far sembrare il paese una nuova gigantesca Pompei. E lo tsunami che è seguito ha fatto saltare quasi tutte le comunicazioni, lasciando il mondo in attesa di notizie. E anche Vaingalo. «È stato uno choc – racconta – soprattutto per l’impossibilità di mettermi in contatto con i miei genitori e con i i miei amici più cari che vivono ancora lì. Sono rimasto attaccato al telefono per ore fino a quando ho ricevuto un messaggio sui social: “Stiamo bene, non ti preoccupare”. È difficile affrontare una situazione simile quando sei dall’altra parte del mondo. In quel momento avrei voluto essere vicino a mamma e papà. Non vedo l’ora di parlarci, le comunicazioni telefoniche purtroppo sono ancora interrotte».
I tongani hanno un rapporto particolare con i vulcani tanto che ne hanno dedicato uno al grande campione di rugby Jonah Lomu ma «questa volta è diverso. Siamo abituati a vedere vulcani in attività ma un'esplosione del genere ha spaventato me e tutti gli altri del mio paese che sono in Italia. Siamo tutti molto in ansia per quello che sta succedendo lì e soprattutto per la mancanza di notizie, per le foto che vediamo sui giornali» continua.
Vaingalo, sorriso contagioso ed entusiasmo da vendere, fino a qualche mese giocava in Nuova Zelanda. A novembre l’arrivo ad Alghero, all’Amatori Rugby. Una scelta coraggiosa per un ragazzo così giovane. «Ci sono molti tongani in Italia – spiega– Hame Faiva gioca nel Benetton Treviso, James Faiva nel Petrarca e Anton nel Biella, li conosco bene. E ora ci sono io all’Amatori Rugby, ne sono fiero. Alghero è un posto fantastico, nel club mi sento a casa, compagni e staff mi hanno fatto sentire il loro appoggio, li ringrazio». Vaingalo ha un profilo Instagram molto popolare. «In moltissimi mi hanno cercato sui social dimostrandomi affetto e premura. In questi giorni i social sono stati compagni preziosi, ho potuto avere notizie dei miei genitori, ho potuto contattare tutti i miei ex compagni di squadra, sia a Tonga che in Nuova Zelanda, stanno tutti bene».
Il rugby è lo sport nazionale tongano e molti dei campioni che giocano in Occidente dopo il disastro hanno lanciato raccolte fondi per aiutare il loro paese. Il primo, e uno dei più famosi, è stato l’ex All Black Malakai Fekitoa, che ora gioca in Inghilterra. «Una bellissima iniziativa, se avessi la sua popolarità lo farei anch’io. Da quel poco che so la situazione è grave, manca tutto, le comunicazioni telefoniche sono ancora interrotte, l’acqua è stata inquinata dalla cenere. Per fortuna la popolazione si è salvata, ci sono stati pochissimi morti». Ma è ancora presto per fare un bilancio definivo.Sui 100 mila abitanti del regno di Tonga almeno 80mila si troverebbero ora in condizioni di necessità, moltissimi bambini. Le manca il suo paese? «Sì, il mio paese un po' mi manca ma soprattutto i miei genitori che sono lì. Quando si potrà tornare a viaggiare li inviterò ad Alghero, sarà un’ estate bellissima».
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