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Il mistero dell’arma utilizzata per il delitto

Il mistero dell’arma utilizzata per il delitto

La successione di spari distanziati raccontata dai testimoni pone una serie di interrogativi

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SASSARI. Tra i tanti misteri che circondano il delitto di Oliena, alimentati anche dal silenzio impermeabile degli inquienti e da quello impaurito del paese, c’è anche quello che riguarda il tipo di arma utilizzata per l’omicidio. E, in qualche modo, il numero di persone che sono entrate in azioni all’alba di giovedì nel centro del paese, uccidendo Tonino Corrias che era appena salito in auto per andare nell’azienda, in campagna.

Di certo gli investigatori avranno già in mano degli elementi che fanno capire che tipo di fucile sia stato utilizzato per uccidere. Dall’esterno, sulla base dei pochi elementi trapelati, si possono solo fare delle ipotesi.

Il dato che salta all’occhio è quello del numero di colpi esplosi dall’assassino. O dagli assassini, perchè si pone anche un dubbio proprio legato alle fucilate sparate per uccidere. Otto colpi in tutto, secondo alcuni testimoni, sei o sette secondo la prima ricostruzione dei carabinieri. Un numero che può voler dire tante cose: una particolare ferocia, un accanimento particolare. O altro. Quei colpi possono essere stati esplosi da una sola persona? Oppure sono entrati in azione più killer con diverse armi? Potrebbe esserci stato un gruppo d’assalto cformato da due persone, ma a sparare sarebbe stato uno solo. Non deve stupire che un’unica persona potesse essere dotata di un’arma in grado di scaricare una tale sequenza di colpi senza bisogno di essere ricaricata. Non bisogna pensare alle vecchie doppiette: chi ha ucciso Tonino Corrias aveva imbracciato un’arma diversa.

È vero che le armi da caccia più comuni, a canna liscia o a canna rigata, hanno delle limitazioni alla capacità del caricatore, ma non è complicato addattarle e quindi assicurarsi una disponibilità di colpi. Senza contare che oggi è sempre più diffuso l’utilizzo di armi, anche molto sofisticate, da detenere per uso sportivo, purché semiautomatiche. Procurarsene una non è difficile, ma quelle acquistate attraverso canali legali sono ovviamente identificabili.

I testimoni hanno parlato di colpi sparati in sequenza, uno dopo l’altro «come al rallentatore». Quindi la teoria che il killer fosse uno solo sembra la più credibile. Se fossero stati due probabilmente alcuni colpi sarebbero partiti anche simultaneamente. Ma questi dettagli sono di certo già molto chiari per gli investigatori.

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