ad assemini
Violenza sessuale sulla moglie, il pm chiede 5 anni e 4 mesi
CAGLIARI. Molestie, insulti, minacce, appostamenti e almeno una volta un atto di violenza sessuale commesso sul letto della propria abitazione. Lui - M.B - ha cinquant’anni ed è di Assemini, lei è la...
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CAGLIARI. Molestie, insulti, minacce, appostamenti e almeno una volta un atto di violenza sessuale commesso sul letto della propria abitazione. Lui - M.B - ha cinquant’anni ed è di Assemini, lei è la moglie, che invano cercava di liberarsi di un uomo ormai fuori controllo. Finito davanti ai giudici del tribunale con le accuse di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e atti persecutori, M.B rischia cinque anni e quattro mesi di carcere, la pena richiesta ieri dal pm Rossella Spano a conclusione della sua requisitoria davanti al collegio presieduto da Tiziana Marogna.
La condanna dell’imputato è stata chiesta anche dal patrono di parte civile Mario Maffei, mentre i difensori Carlo Oriti e Maria Francesca Baire hanno sollecitato l’assoluzione dopo aver mostrato ai giudici e al pm, nel corso dell’udienza finale del dibattimento, una serie di video in cui i coniugi di Assemini apparivano in rapporti distesi insieme alle figlie. Le prove però, ha sostenuto il pm Spano, orientano la vicenda in una direzione diversa, quella riferita dalla moglie: il capo d’imputazione riporta una sequenza di ingiurie e di minacce pesantissime di cui M.B - in aula nel corso della discussione - si sarebbe reso responsabile. Frasi irripetibili e minacce («se ti porti via le bambine non me le godo io ma non te le godrai nemmeno tu») che avrebbero portato all’inevitabile capolinea il movimentato rapporto coniugale. Fino a quel giorno, tra novembre 2019 e gennaio 2020, in cui M.B - stano alle accuse - impose con la forza un rapporto sessuale alla moglie per poi perseguitarla, una volta separati, con appostamenti, pedinamenti e continue minacce («prima o poi ti becco da sola, non avrai neppure il tempo di chiamare i carabinieri») e un avvertimento: se lei avesse frequentato un altro uomo, lui avrebbe fatto del male all’una e all’altro. Un giorno, è scritto nel capo d’imputazione, M.B si sarebbe infilato nell’automobile dell’ex moglie e dopo essersi sistemato sul sedile anteriore avrebbe molestato pesantemente la donna: «Tanto non hai scampo». Il resto della vicenda è scritto negli atti giudiziari: l’inchiesta, la conferma dei fatti, la determinazione dell’uomo a negare di aver commesso qualsiasi atto fuorilegge. Il 18 febbraio, dopo eventuali repliche, i giudici si ritireranno in camera di consiglio per la sentenza. (m.l)
La condanna dell’imputato è stata chiesta anche dal patrono di parte civile Mario Maffei, mentre i difensori Carlo Oriti e Maria Francesca Baire hanno sollecitato l’assoluzione dopo aver mostrato ai giudici e al pm, nel corso dell’udienza finale del dibattimento, una serie di video in cui i coniugi di Assemini apparivano in rapporti distesi insieme alle figlie. Le prove però, ha sostenuto il pm Spano, orientano la vicenda in una direzione diversa, quella riferita dalla moglie: il capo d’imputazione riporta una sequenza di ingiurie e di minacce pesantissime di cui M.B - in aula nel corso della discussione - si sarebbe reso responsabile. Frasi irripetibili e minacce («se ti porti via le bambine non me le godo io ma non te le godrai nemmeno tu») che avrebbero portato all’inevitabile capolinea il movimentato rapporto coniugale. Fino a quel giorno, tra novembre 2019 e gennaio 2020, in cui M.B - stano alle accuse - impose con la forza un rapporto sessuale alla moglie per poi perseguitarla, una volta separati, con appostamenti, pedinamenti e continue minacce («prima o poi ti becco da sola, non avrai neppure il tempo di chiamare i carabinieri») e un avvertimento: se lei avesse frequentato un altro uomo, lui avrebbe fatto del male all’una e all’altro. Un giorno, è scritto nel capo d’imputazione, M.B si sarebbe infilato nell’automobile dell’ex moglie e dopo essersi sistemato sul sedile anteriore avrebbe molestato pesantemente la donna: «Tanto non hai scampo». Il resto della vicenda è scritto negli atti giudiziari: l’inchiesta, la conferma dei fatti, la determinazione dell’uomo a negare di aver commesso qualsiasi atto fuorilegge. Il 18 febbraio, dopo eventuali repliche, i giudici si ritireranno in camera di consiglio per la sentenza. (m.l)
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