E Liliana Segre ricorda la zia di Sassari
La senatrice a vita: «Si chiamava Elena Tola, donna eccezionale»
ROMA. Ogni giorno è la prima ad arrivare a Montecitorio. Ogni giorno è una carovana di parlamentari e giornalisti che le si avvicinano. Una foto, una parola, un tempo avremmo anche detto una stretta di mano, ma non è periodo. E lei, Liliana Segre, ha sempre un sorriso e una parola per tutti. «Io purtroppo in Sardegna sono stata poche volte – racconta la senatrice a vita –. Giusto un paio e solo nella costa, e dunque la conosco poco. Ma sa – aggiunge – avevo una zia di Sassari. Si chiamava Elena Tola, aveva sposato il fratello di mia mamma. Era una donna eccezionale». Lei continuerebbe a raccontare, ma il dovere chiama. I senatori a vita sono i primi a votare per il futuro presidente della Repubblica. Una carica che qualcuno aveva pensato calzasse a pennello per lei. Il Fatto quotidiano aveva anche lanciato una campagna pro Segre, ma lei si era tirata subito indietro. «Il ruolo richiede grande sapienza costituzionale e politica. E io ne sono priva non avendo mai fatto politica attiva». Questione chiusa, e dunque, non per ragioni di età. «La competenza non l’avrei avuta nemmeno 30 anni fa», aveva detto. Ma nonostante il no grazie, nel primo scrutinio un voto è andato anche alla senatrice a vita.
Per la verità, sono tanti i personaggi, non tutti con curriculum da Quirinale, che hanno preso voti in questi primi tre scrutini. Da Berlusconi a Cartabia, da Bersani a Bossi. Ieri ha preso ancora 8 voti Luigi Manconi, candidato ufficiale di Europa Verde e Sinistra italiana. E sempre ieri, a sorpresa, sono arrivate 6 preferenze al senatore sassarese Carlo Doria, eletto nelle fila del Psd’Az. Ma in questi giorni dalle schede sono venuti fuori anche altri nomi molto poco quirinabili. Da Amadeus ad Alfonso Signorini, da Enrico Ruggeri a Claudio Baglioni. Preferenze date per scherzo, ma che - basta dare un’occhiata ai social - non sono andate giù a molti cittadini. E su questa incompresa voglia di ilarità dei suoi colleghi si scaglia Mara Lapia, capogruppo del Centro democratico. «Faccio fatica a trattenere la rabbia per la mancanza di rispetto che in questo modo si esprime nei confronti dei cittadini, cioè di chi votandoci, ci ha accordato la propria fiducia. Mi domando che esempio stiamo dando alle nuove generazioni, quelle che faranno politica dopo di noi».
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