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[EMPTYTAG]Notte di trattative Letta alza la voce

[EMPTYTAG]Notte di trattative Letta alza la voce

Giallo su un presunto incontro tra Salvini e l’ex giudice Cassese Il Pd pone il veto su Casellati. Il segretario dem: «Voteremo venerdì»

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[FIRMA&LUOGO]di Yasmin Inangiray

<MC>ROMA

[TESTO]Alla vigilia della quarta votazione per l'elezione del Presidente della Repubblica che vedrà il quorum scendere a quota 505, tra i partiti regna il caos ed un nome su cui convergere ancora non c'è. Di sicuro, Enrico Letta alza i toni: «A differenza degli altri noi siamo partiti con i quattro punti cardinali della nostra bussola e stiamo arrivando con gli stessi punti cardinali. Questo lo rivendico: grazie alla nostra fermezza il centrodestra ha fatto i conti con la realtà. Perché qualunque presidente voteremo venerdì - qualcuno di noi sarà contento, qualcuno altro meno - l'obiettivo più grande lo avremo raggiunto: tramontata la candidatura di parte, si negozierà infatti un nome non di parte e autorevole. E questa è una nostra vittoria: non ci sarà un presidente di destra».
Dopo la nuova fumata nera che certifica un Parlamento balcanizzato, centrodestra e centrosinistra sono a un punto morto. Poche le certezze se non che aumenta il consenso nei confronti di Sergio Mattarella e che il centrodestra deve provare a ricompattarsi dopo lo «strappo» di Fratelli d’Italia che - in polemica per la scelta di votare scheda bianca - ha dato indicazione di votare Guido Crosetto. Un nome che raccoglie 114 consensi, ben oltre i numeri dei grandi elettori di Giorgia Meloni. In questo clima i mercati mostrano segni di nervosismo e sembrano chiedere di fare in fretta, con lo spread arrivato a 140.3 punti base per la prima volta in un anno e mezzo.
Centrodestra e centrosinistra hanno il programma riunioni con i loro parlamentari e poi Salvini, Meloni e Tajani insieme ai piccoli della coalizione si ritroveranno per discutere la possibilità di convergere su Pier Ferdinando Casini. Il leader della Lega dovrebbe poi incontrare Enrico Letta e Giuseppe Conte per arrivare alla stretta finale. Oltre a Casini, sul tavolo resta il nome di Mario Draghi e sullo sfondo il bis di Sergio Mattarella. A smuovere le acque è il leader della Lega e le voci di un incontro con Sabino Cassese. Un incontro che sarebbe avvenuto nella casa del giudice emerito della Consulta ai Parioli ma che la Lega prontamente smentisce.
A meno di sorprese dunque i nomi su cui si continua a lavorare sono gli stessi mentre appare tramontata l'idea del centrodestra di tentare la «spallata» proponendo il presidente del Senato Elisabetta Casellati. Una candidatura su cui il centrosinistra alza il muro: «Assurda e incomprensibile», la bolla Enrico Letta che invita Salvini a fermarsi per evitare che «salti la maggioranza». Gli fa eco Luigi Di Maio : «Se si va al muro contro muro tra centrodestra e centrosinistra, si rischia di spaccare seriamente la maggioranza. Cerchiamo un nome condiviso». Salvini però appare irremovibile e dopo una giornata di tensioni con Meloni prova a ricucire: «Il centrodestra è al lavoro per trovare un nome d'area. La sinistra sembra non avere nessun nominativo spendibile». Parole che suonano come una risposta a Giorgia Meloni che aveva reclamato unità: «Continuiamo a ritenere imprescindibile una votazione compatta del centrodestra su un candidato della coalizione, come concordemente valutato nell'ultimo vertice.
A Matteo Salvini il mandato di individuare, attraverso le sue molteplici interlocuzioni, il candidato più attrattivo tra quelli presentati ieri». Nessuno spiraglio invece di fronte all'ipotesi di convergere su Draghi.

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