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Alla prima prova Ares in tilt: niente stipendio per 17mila

Alla prima prova Ares in tilt: niente stipendio per 17mila

I lavoratori della sanità in subbuglio per il mancato accreditamento Le difficoltà nel passaggio dal sistema dell’Ats a quello con un nuovo soggetto

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SASSARI. La preoccupazione corre sugli schermi degli smartphone o sul display dello sportello bancomat quando si controlla l’estratto conto e si vede che l’atteso importo dello stipendio non è stato accreditato. E quello che è accaduto ieri ai dipendenti del sistema della sanità sarda che attendevano di vedere in banca l’agognato bonifico mensile. Invece niente.

Circa 17mila lavoratori hanno avuto l’amara sorpresa. Per molti una difficoltà difficile da affrontare con una indifferente alzata di spalle. Forse non per primari e, manager e simili, ma per figure con stipendi più contenuti e magari scadenze impellenti da rispettare, il ritardo può diventare un problema. Di quelli molto seri. E così ieri il mondo della sanità sarda era in subbuglio: centinaia, migliaia di telefonate e messaggi si sono incrociate alla ricerca della spiegazione a questo disguido. Tanto che l’Ares è stata costretta a diffondere una nota dai toni traqnuillizzanti: «Ci è stata segnalata la preoccupazione da parte del personale dipendente e convenzionato in ordine al puntuale pagamento degli stipendi. Nonostante l’avvio di una nuova procedura di pagamento dovuto all’attuazione della riforma sanitaria che ha dato avvio alla nascita di 9 aziende, la direzione comunica che il tesoriere ci ha confermato che il bonifico a favore dei dipendenti avverrà al più tardi oggi, 28 gennaio».

Sin qui le rassicurazioni ufficiali che tutti si augurano aderenti alla realtà. Anche se da ambienti della Regione arrivano messaggi meno tranquillizzanti. Il passaggio dal vecchio al nuovo sistema della sanità in Sardegna sta creando più di un problema. E l’Ares, la nuova entità che ha sostituito l’Ats, è alle prese con ostacoli che forse non riuscirà a rimuovere in un giorno.

La trasformazione del sistema si sarebbe dovuta accompagnare a un controllo capillare dei flussi di cassa. A verifiche minuziose di un sistema complesso: accorpamenti, scorpori, nuovi soggetti giuridici che compaiono e altri che scompaiono. Dipendenti che cambiano datore di lavoro, con tutto ciò che questa riorganizzazione si porta appress0. Alla prima vera prova sul campo, qualcosa è andato storto. Ma c’è anche chi ipotizza la mancanza di alcuni passaggi amministrativi che di fatto metterebbero in difficoltà l’Ares nella gestione delle risorse e nei trasferimenti delle stesse alle Asl. Non bisogna dimenticare che l’Ares, nelle intenzioni degli estensori della riforma sanitaria, deve occuparsi di aspetti più amministrativi che sanitari, essere centrale unica degli acquisti e gestire la selezione del personale. L’esordio non è stato dei migliori e il malumore tra le migliaia di dipendenti era diffuso. L’opposizione già ieri stava affilando le armi e oggi potrebbero arrivare le prime iniziative ufficiali. Nel frattempo i lavoratori della sanità sarda sperano che si sia trattato di un incidente di percorso subito superato. (r.pe.)

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