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Alla primaria si rischiano quarantene infinite

Alla primaria si rischiano quarantene infinite

A Li Punti (Sassari) scatta la dad con un solo alunno positivo. E gli esami effettuati non si rimborsano

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SASSARI. Come nel film “Il giorno della marmotta - Ricomincio da capo”, che racconta la storia di un meteorologo americano costretto suo malgrado a rivivere la stessa giornata giorno dopo giorno. Più o meno è quello che accade in diverse scuole primarie dell’isola da quando è entrato in vigore il nuovo regime di quarantene e tamponi per i piccoli studenti, un sistema che spesso sfocia nella dibattutissima didattica a distanza (dad) per dieci giorni e nel tram tram dei test a 15 euro l’uno, che però da oggi saranno gratuiti, nonostante a livello nazionale il sistema di quarantene e dad sia indicato solo in caso di una doppia positività nella stessa classe. Passato il periodo di quarantena, la storia si ripete perché basta un solo alunno positivo per rispedire tutti nuovamente a casa. Con l’aggiunta che il costo dei tamponi, uno alla notizia della positività e uno prima del rientro in classe, per gli studenti delle scuole primarie ricadeva interamente sul bilancio delle famiglie. E quando i figli sono più di uno, la spesa diventava difficile da sostenere: «La dirigente della scuola primaria di Li Punti ha interpretato le indicazioni dell’Ares e con un caso positivo in classe ha deciso di far scattare la quarantena per tutti gli alunni, come accade alle scuole dell’infanzia – spiega la madre di uno studente delle primarie di Li Punti –. In pratica, i ragazzi non fanno in tempo a rientrare in classe che devono ritornare alla dad perché scatta una nuova quarantena innescata da un caso di positività». Il sistema è più o meno questo: un alunno si assenta per malattia, qualche giorno dopo effettua il tampone e risulta contagiato ma il tempo di decorrenza della quarantena per i compagni scatta dal primo giorno di assenza, non dalla comunicazione della positività. La quarantena, dunque, si riduce a seconda dei giorni di assenza dello studente positivo ma il “tampone zero” si effettua comunque alla comunicazione della positività, quindi meno di dieci giorni dopo. Quello di controllo per il ritorno a scuola viene quindi effettuato sommando i giorni di assenza del positivo a quelli di necessari per raggiungere i dieci di quarantena. Risultato: con un altro caso di positività riscontrato sotto i dieci giorni dal possibile contatto, la quarantena riparte per tutti e la storia si ripete seguendo un copione ormai assodato. E il costo dei tamponi non può essere rimborsato: «Stiamo recuperando tutte le ricevute dei pagamenti perché Ares non ha garantito quelli gratuiti, rimandandoci alla farmacie. Per questo chiederemo il rimborso proprio all’Ares. Ci sono persone in difficoltà che sono state costrette a sostenere spese ingenti, per questo speriamo che il nostro sia un esempio anche per altre famiglie. Per non parlare delle difficoltà dei bambini – conclude la donna – torturati da continui controlli e costretti a lunghi periodi di isolamento in cui non possono nemmeno fare sport, nonostante le rette mensili siano state già pagate». (c.z.)

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