La Nuova Sardegna

Bagarre in aula durante il voto

Bagarre in aula durante il voto

Sulla seconda carica dello Stato pesa il sospetto di controllo sulle schede 

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[FIRMA&LUOGO]di Michela Suglia

<MC>ROMA

[TESTO]In piena scena in Aula, come una sfinge se non fosse per le mani con cui passa le schede scrutinate e poi scrive al telefono, mentre il suo cognome risuona nell'emiciclo 382 volte. Tante ma non abbastanza per conquistare il Quirinale.
Cala così il sipario sul sogno di Elisabetta Casellati alla presidenza della Repubblica. Indicata dal centrodestra alla quinta votazione, la presidente del Senato si ferma a 382 voti sui 505 necessari. Non solo bruciata e vittima di fuoco amico - mancano una settantina di voti del centrodestra - ma anche protagonista di uno scontro acceso proprio per la presenza in aula. Ferma al suo posto, accanto al presidente Fico, Casellati assiste a tutto lo spoglio con apparente distacco. Ma la scelta stride e suona come inopportuna. Non solo plasticamente. Pesa il sospetto che possa controllare i voti per sé stessa, viste le voci di schede segnate per riconoscere i consensi. Lo denuncia il Pd, ricordando il precedente di Oscar Luigi Scalfaro nel 1992: stessa condizione ma diversa scelta, visto che il futuro capo dello Stato, all'epoca presidente della Camera, lasciò lo spoglio al vicepresidente Rodotà per delicatezza. Casellati invece resta e resiste sotto una pioggia di critiche che inonda pure il mondo dei social. Fino alla richiesta di dimissioni dei deputati verdi di «Facciamo eco» e di Alessandro Di Battista, perché «non più meritevole di rappresentare la seconda carica dello Stato».
La diretta interessata ha sfidato la sorte scegliendo lo stesso abito che aveva nel 2018 quando fu eletta alla guida del Senato. È un vestito nero accollato su cui, stavolta, spicca una spilla doro. Le telecamere la immortalano mentre passa, come in una surreale catena di montaggio, le schede scrutinate che riceve dal collega. Sembra non degnarle di uno sguardo. Alle sue spalle si vedono i segretari d'aula di Lega e Noi con l'Italia e in aula i sospetti di controlli si fanno largo. La conferma arriva più tardi: il centrodestra in effetti si è contato nel voto scrivendo in modo diverso nome e cognome.

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