L’applauso liberatorio al presidente di tutti
di Alessandro Pirina
La svolta quando il leader della Lega cambia idea e dice sì al Mattarella bis Il centrosinistra esulta: ha vinto l’Italia. La Russa, Fdi: tradita la Costituzione
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INVIATO A ROMA. La capitolazione di Salvini cambia non solo la storia d’Italia ma anche l’umore del Transatlantico. I grandi elettori, tra riunioni e incontri vari, erano già a Montecitorio di prima mattina. Alle 9.30 inizia lo scrutinio, il settimo dall’inizio delle elezioni per il capo dello Stato. Rispondono alla chiama di Fico - Casellati arriverà solo a spoglio cominciato - i senatori a vita e pochi altri. «Mi auguro un’ottima giornata», si limita a dire l’ex premier Mario Monti. A Montecitorio si respira tensione, incertezza. Nessuno sembra sapere cosa dovrà fare, si aspettano gli ordini dall’alto. Tutti i partiti decidono di non rispondere alla prima chiama. La ministra Stefani si distrae e fa per entrare in aula, i compagni della Lega la bloccano. La deputata Pd Carla Cantone si apparta per leggere Diabolik, la sottosegretaria Anna Ascani manda messaggi. Arriva Renzi, non rilascia dichiarazioni se non per dire che Conte non si è presentato all’incontro tra leader. Poi si ferma con Delrio, parlano fitto. Poco distante un altro capannello con la capogruppo Pd Serracchiani e Quagliariello di Coraggio Italia. Nel frattempo Casini scende in campo. Lo fa prima con un tweet in cui si dice disponibile solo se c’è unità sul suo nome, poi con un tricolore postato su Instagram.
Appare Salvini. Rispetto ai giorni precedenti in cui arrivava, votava e scappava, questa volta si presenta in anticipo, va avanti e indietro al cellulare. Lo fa per farsi vedere, per attirare l’attenzione, dei giornalisti soprattutto. Missione compiuta. E attorniato dai taccuini il leader del Carroccio rilascia le dichiarazioni che cambiano definitivamente la storia di questa corsa al Quirinale. «Parte del Parlamento non vuole l’accordo, allora, anche se finora si è sempre detto indisponibile, chiediamo al presidente Mattarella di restare, e così la squadra resta così, Draghi resta a Palazzo Chigi». Un minuto dopo le agenzie battono la notizia. Il deputato Fiano si avvicina a un gruppo di altri colleghi Pd con lo smartphone in mano: «Salvini ha detto sì al Mattarella bis». È la notizia che tutti aspettavano, le parole che sbloccano una situazione che stava rischiando di fare precipitare il Paese nel caos. All’improvviso in Transatlantico la tensione si attenua, i volti sono più distesi, quasi sorridenti. «Io kingmaker? Ma non scherziamo – dice il dem Matteo Orfini, il primo nelle scorse settimane a proporre un bis di Mattarella –. Oggi non sto vincendo io, ma l’Italia». Anche Bruno Tabacci, fondatore del Centro democratico, è soddisfatto: lui è stato uno dei promotori del voto a Mattarella già dai primi scrutini. «In questi giorni ero preoccupato, anche lo spread aveva ripreso a salire. Vedrete lunedì come ritornerà a scendere». Intanto Casini ritira il suo nome e la Meloni attacca Salvini con un tweet. «Ha già detto tutto Giorgia», taglia corto Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia, salvo poi aggiungere. «Per la seconda volta viene eletto un presidente che non solo si era detto indisponibile ma la rielezione è anche contraria allo spirito della Costituzione: se avessero voluto prevedere un secondo mandato lo avrebbero fatto di 5 anni, non di 7». Molto più sollevata l’ex presidente della Camera Laura Boldrini. «Si stanno diradando le nebbie nel miglior senso possibile. In questi giorni il Parlamento, con tutti quei voti per Mattarella, ha espresso il volere popolare. Vince l’Italia e perde Salvini». «Siamo contenti di prendere atto che noi nel 2015 ci avevamo visto giusto – aggiunge la viceministra Teresa Bellanova, renziana –. Mattarella è un punto solido della democrazia del nostro Paese. Sono contenta di votarlo per la seconda volta».
L’ottavo scrutinio, sulla carta, è quasi una formalità. L’intero Parlamento, eccetto Meloni, è per il bis di Mattarella. «Ho votato la persona che voto dal primo giorno», dice la senatrice avita Liliana Segre, 91 anni, che non ha mancato un appello. Per il presidente Mattarella? «Certo». In Transatlantico Renzi tiene banco, scherza con la Santanché e rivendica il siluramento della Belloni. Salvini si lecca le ferite e insieme a Giorgetti fa capire che il governo ha bisogno di un’aggiustatina. Anche perché nel frattempo la Meloni chiede la rifondazione del centrodestra. In casa Pd il ritornello è «ha vinto l’Italia». I 5 stelle sono meno loquaci del solito, la frattura tra Conte e Di Maio è sempre più profonda. Inizia lo spoglio. Mattarella arriverà a 760 voti, più del Napolitano bis. Il Parlamento applaude e Fico e Casellati vanno al Quirinale.
Appare Salvini. Rispetto ai giorni precedenti in cui arrivava, votava e scappava, questa volta si presenta in anticipo, va avanti e indietro al cellulare. Lo fa per farsi vedere, per attirare l’attenzione, dei giornalisti soprattutto. Missione compiuta. E attorniato dai taccuini il leader del Carroccio rilascia le dichiarazioni che cambiano definitivamente la storia di questa corsa al Quirinale. «Parte del Parlamento non vuole l’accordo, allora, anche se finora si è sempre detto indisponibile, chiediamo al presidente Mattarella di restare, e così la squadra resta così, Draghi resta a Palazzo Chigi». Un minuto dopo le agenzie battono la notizia. Il deputato Fiano si avvicina a un gruppo di altri colleghi Pd con lo smartphone in mano: «Salvini ha detto sì al Mattarella bis». È la notizia che tutti aspettavano, le parole che sbloccano una situazione che stava rischiando di fare precipitare il Paese nel caos. All’improvviso in Transatlantico la tensione si attenua, i volti sono più distesi, quasi sorridenti. «Io kingmaker? Ma non scherziamo – dice il dem Matteo Orfini, il primo nelle scorse settimane a proporre un bis di Mattarella –. Oggi non sto vincendo io, ma l’Italia». Anche Bruno Tabacci, fondatore del Centro democratico, è soddisfatto: lui è stato uno dei promotori del voto a Mattarella già dai primi scrutini. «In questi giorni ero preoccupato, anche lo spread aveva ripreso a salire. Vedrete lunedì come ritornerà a scendere». Intanto Casini ritira il suo nome e la Meloni attacca Salvini con un tweet. «Ha già detto tutto Giorgia», taglia corto Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia, salvo poi aggiungere. «Per la seconda volta viene eletto un presidente che non solo si era detto indisponibile ma la rielezione è anche contraria allo spirito della Costituzione: se avessero voluto prevedere un secondo mandato lo avrebbero fatto di 5 anni, non di 7». Molto più sollevata l’ex presidente della Camera Laura Boldrini. «Si stanno diradando le nebbie nel miglior senso possibile. In questi giorni il Parlamento, con tutti quei voti per Mattarella, ha espresso il volere popolare. Vince l’Italia e perde Salvini». «Siamo contenti di prendere atto che noi nel 2015 ci avevamo visto giusto – aggiunge la viceministra Teresa Bellanova, renziana –. Mattarella è un punto solido della democrazia del nostro Paese. Sono contenta di votarlo per la seconda volta».
L’ottavo scrutinio, sulla carta, è quasi una formalità. L’intero Parlamento, eccetto Meloni, è per il bis di Mattarella. «Ho votato la persona che voto dal primo giorno», dice la senatrice avita Liliana Segre, 91 anni, che non ha mancato un appello. Per il presidente Mattarella? «Certo». In Transatlantico Renzi tiene banco, scherza con la Santanché e rivendica il siluramento della Belloni. Salvini si lecca le ferite e insieme a Giorgetti fa capire che il governo ha bisogno di un’aggiustatina. Anche perché nel frattempo la Meloni chiede la rifondazione del centrodestra. In casa Pd il ritornello è «ha vinto l’Italia». I 5 stelle sono meno loquaci del solito, la frattura tra Conte e Di Maio è sempre più profonda. Inizia lo spoglio. Mattarella arriverà a 760 voti, più del Napolitano bis. Il Parlamento applaude e Fico e Casellati vanno al Quirinale.
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