La Nuova Sardegna

Carciofi sconfitti dal clima produttori in ginocchio

di Antonello Palmas
 Carciofi sconfitti dal clima produttori in ginocchio

Pioggia e gelo distruggono migliaia di ettari di colture, perdite vicine al 70% Mele, Confagricoltura: «La Regione deve dichiarare lo stato di calamità naturale»

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di Antonello Palmas
SASSARI. Non si ricorda una stagione così terribile per il carciofo made in Sardegna, prodotto apprezzatissimo dai mercati della Gdo del nord Italia. Di certo è una delle peggiori degli ultimi decenni. «Prima ci sono stati oltre 40 giorni di pioggia tra novembre e dicembre, poi la grandine, il vento e in alcune aree le gelate, infine quasi due mesi di assenza di precipitazioni – spiega il presidente di Confagricoltura Sardegna, Paolo Mele –. Un mix di condizioni climatiche che hanno danneggiato o distrutto migliaia di ettari di coltura, impedendo anche ai mezzi meccanici l’ingresso per la raccolta del poco prodotto rimasto». Parla di stagione da dimenticare e i numeri lo confermano: da nord a sud si registra un calo di produzione medio di circa il 70%. «L’allagamento dei campi ha portato all’asfissia dell’apparato radicale delle piante che se non sono morte hanno causato un forte stress nei carciofi riducendone la produzione», spiega.

A essere colpita quindi anche la Dop del Carciofo spinoso di Sardegna, una delle eccellenze dell’agricoltura isolana. In Sardegna sono coltivati tra i 6500 e i 7000 ettari di carciofo, di cui meno di 3000 dello Spinoso. Un dato in costante decrescita se si pensa che appena dieci anni fa erano oltre undicimila gli ettari interessati da questa importante coltura. «Di fronte a questo quadro allarmante, causato dal basso prezzo del prodotto e dalla crisi climatica, molti imprenditori agricoli sono in grave sofferenza finanziaria – dice Mele –. Se la Regione non dovesse intervenire rapidamente con la dichiarazione dello stato di calamità naturale, come già richiesto da Confagricoltura a metà dicembre, le organizzazioni dei produttori rischiano di perdere anche i finanziamenti europei. Solo tale dichiarazione e quindi la moratoria governativa che ne seguirebbe potrebbero mettere al sicuro risorse fondamentali per la sopravvivenza del comparto ortofrutticolo sardo».

Anglona. «Un anno fa di questo periodo raccoglievamo tra gli 80 e i 100mila capolini al giorno, oggi riusciamo a farli in una settimana». Così Giovanni Pes, agricoltore di Valledoria della cooperativa Valle del Coghinas, la cui area omonima dell’Anglona con gli oltre 1000 ettari di carciofo attraversa una situazione di crisi eccezionale. «Sono già due o tre anni che nelle festività natalizie, quando arriviamo a fare il 60% dei ricavi stagionali, non abbiamo merce. Attualmente le perdite si aggirano tra il 70 e l’80% e finito febbraio la raccolta di quest’anno sarà sostanzialmente conclusa».

Sinis. «Gli ultimi sbalzi termici, tra vento e gelate, a cui si sommano gli attacchi fungini che hanno fatto perdere vigore alle piante, ci stanno facendo raccogliere neanche il 10% delle attese, soprattutto per quanto riguarda il carciofo spinoso», dice Giovanni Sanna, tecnico dell’azienda Sa Marigosa che da sola ne coltiva circa 90 ettari tra Cabras e Riola Sardo. «La nostra perdita di stagione è di oltre il 70%, se si tiene conto dei mesi di novembre e dicembre. Un anno fa tagliavamo dal lunedì al sabato, oggi facciamo mezza giornata e solo alcuni giorni a settimana».

Medio Campidano. «L’anno scorso nei nostri capannoni c’era un via vai di mezzi, oggi sono semi vuoti, con appena qualche bancale di carciofo pronto alla partenza. È il risultato di una pessima stagione dovuta alle forti piogge e al freddo che hanno messo in ginocchio i campi. Finora siamo a oltre il 60% di perdite sul potenziale produttivo – spiega Giorgio Ionta, consulente tecnico di La Collettiva di Samassi».

Anche a Serramanna il quadro non cambia. «Più di una settimana consecutiva di gelo ha rovinato i carciofi sopravvissuti alle piogge e alla grandine – dice Lodovico Etzi, agricoltore della Agrigest Arteverde di Serramanna –. Li ha danneggiati qualitativamente, asciugandoli, rendendoli poco teneri e poco presentabili nell’aspetto. Ciò che è rimasto è stato deprezzato quindi in modo rilevante». Ma non basta: «Tutta l’acqua dei mesi scorsi ha alimentato la Botrite, una malattia fungina dovuta al ristagno idrico che tende ad ammaccare e far marcire il carciofo. Per questa stagione stiamo maturando perdite di circa il 60%».

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