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Prigionieri del pass lontani da casa

Prigionieri del pass lontani da casa

Situazioni limite frutto di un groviglio di norme non sempre chiarissime

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SASSARI. L’emergenza crea situazioni paradossali, gabbie di regole dalle quali a volte è difficile uscire. Anche quando si avrebbero tutte le ragioni per farlo. I casi di disguidi, disagi, blocchi apparentemente insuperabili, sono numerosi. Così come le segnalazioni che arrivano in redazione: «Sono la nonna di un bambino che vive in Veneto ed è venuto in Sardegna a trascorrere le vacanze di Natale – racconta Pietrina –. Doveva ripartire dopo la befana, ma il 10 gennaio ha preso il covid, non essendo ancora vaccinato». Da quella data per viaggiare occorre il green pass rinforzato, quello che non prevede il tampone. Situazione che potrebbe riguardare il nipote della signora Pietrina: «Dopo dieci giorni di quarantena il bambino fa il tampone e risulta negativo, quindi viene registrato per avere il certificato di guarigione e poter finalmente tornare a casa».

Da qui inizia l'odissea: «La prima registrazione l'ha fatta il medico di base. Non avendo avuto riscontro abbiamo chiamato il numero verde Ats Sardegna. Seconda registrazione ma nessun riscontro. Il 26 gennaio abbiamo fatto il terzo tentativo e a fine telefonata l'operatore mi ha chiesto da dove chiamavo. Ho detto “dalla provincia di Sassari” al che mi ha comunicato che le dispiaceva, ma lei rispondeva da Cagliari e non poteva fare niente. Hanno impiegato nove giorni e tre registrazioni per capire che non era loro competenza. Chiedo che mi venga data qualche indicazione per chiamare Sassari, ma non mi sanno dire niente». La situazione sembra senza via di uscita: «Non sappiamo più a chi rivolgerci, A questo bambino si sta negando il diritto allo studio e non è una cosa da poco. Non capiamo perché sta succedendo questo, anche perché nessuno ce lo spiega, visto che a persone anche della nostra famiglia, questo certificato è arrivato dopo tre giorni dal tampone».

Un’altra segnalazione da una famiglia residente a Nuoro da 12 anni: «Durante le vacanze di abbiamo deciso di andare a festeggiare il Natale ortodosso in Serbia con la famiglia di mio marito – racconta Tamara –. Quando siamo partiti eravamo vaccinati con terza dose e nostra figlia (invalida, si trovava in uno dei suoi ormai sempre più rari momenti con rari sintomi) era vaccinata solo con prima dose. È evidente che non siamo no vax. Saremmo dovuti rientrare in Sardegna l’11 gennaio per la seconda dose. Purtroppo nostra figlia ha contratto l’influenza e abbiamo dovuto rimandare di qualche giorno. Nel frattempo le regole sono cambiate. Dopo il 10 gennaio non è più stato possibile imbarcarsi con solo tampone negativo, ma serve il green pass rinforzato».

La ragazza non può salire su mezzi pubblici: «Con tampone negativo possiamo passare la frontiera, attraversare tutta l Italia ma ci dobbiamo fermare a Livorno perché in nave non si sale – conclude la signora Tamara –. Impossibile anche andare in una pensione in attesa di vaccinare la bambina. Dovremmo dormire in macchina. Ma lei sta di nuovo male e non possiamo sottoporla a questo stress. Quando finirà il nostro esilio forzato?»



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