«Peste suina, l’isola pretenda gli aiuti»
Copagri: «Il decreto assegna i fondi con priorità penalizzanti, la Regione vigili»
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SASSARI. Quando il problema della peste suina riguardava solo la Sardegna, in lotta da 43 anni con il morbo, della questione si parlava ben poco fuori dai confini isolani. Ora che in Piemonte e Liguria sono stati trovate alcune carcasse di cinghiali infetti si è scatenato (giustamente) il panico e il governo nazionale è intervenuto tempestivamente: nel recente decreto legge 4/2022 è previsto uno stanziamento di 50 milioni di euro a favore del comparto suinicolo. Due le voci: una da 15 milioni per gli investimenti strutturali necessari per porre in condizioni di biosicurezza gli allevamenti semibradi; l’altra da 35 milioni per compensare le imprese danneggiate dalle restrizioni inerenti la movimentazione dei suini ed il blocco della commercializzazione dei prodotti derivati da carni suine. «Per gli interventi strutturali è stata stabilita una priorità che potrebbe escludere gli allevamenti sardi – avverte Ignazio Cirronis, presidente regionale di Copagri – ed è bene che la Regione segua attentamente i prossimi passaggi amministrativi chiedendo il motivo di ciò. Vista la scarsità delle risorse regionali, quelle nazionali potrebbero rappresentare lo stimolo per la regolarizzazione degli allevamenti abusivi, se ancora presenti, o per ammodernare le porcilaie e rafforzare le condizioni di biosicurezza. Ma occorre anche fare in modo che si adottino criteri tali da considerare la situazione dell’isola, che ha visto chiudere tanti allevamenti, che ha un tasso di auto approvvigionamento di carni suine bassissimo, con un fatturato dei salumifici che si è ridotto paurosamente». E alla Regione si chiede «che siano tempestivamente erogati i contributi stanziati a seguito dei danni provocati dalla presenza del Covid, gli aiuti per il benessere animale e che inizi seriamente ad occuparsi della valorizzazione del comparto andando prioritariamente ad attuare la legge regionale n. 28/2018 colposamente inattuata». «Un plauso per la tempestività dell’intervento da parte del governo ma non possiamo non rilevare – prosegue Pietro Tandeddu, direttore regionale di Copagri - che altrettanta attenzione non è stata riservata alla Sardegna ove il blocco della commercializzazione dura da dieci anni». Tandeddu ricorda che «l’isola merita la liberalizzazione del mercato per i prodotti derivati da carni suine, anche perché non ha mai agito da “untore”, mai determinato la diffusione della peste in “continente”. In Piemonte e Liguria è arrivata dai paesi del Nord d’Europa o dall’Oriente ed ora sta a noi difenderci dal pericolo di introduzione di un virus diverso da quello presente nell’Isola , che potrebbe vanificare il lavoro fin qui svolto». (a.palmas)
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