L’inganno corre sul web: truffati centinaia di anziani
Allarme Anap: «Fenomeno in crescita. Il Covid ha peggiorato la situazione»
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SASSARI. C’è il falso carabiniere che si fa aprire il portone per verificare la presenza di intrusi. C’è l’impiegato di banca (fasullo) che si offre di controllare il funzionamento del bancomat. C’è il tecnico di Abbanoa mandato dopo la segnalazione (ovviamente mai fatta) di una perdita. E c’è l’avvocato dell’assicurazione che chiede (e spesso ottiene) una mazzetta di banconote per chiudere una “brutta vicenda” che vede coinvolto un figlio, un nipote o un fratello. La fantasia dei truffatori non ha limiti. I truffati invece un limite ce l’hanno. Ed è un limite al quale non si può opporre rimedio: l’età. Il grido d’allarme lanciato dalla presidente regionale dell’Anap, Paola Montis, è fin troppo esplicito. «In questi anni difficili, con la gente chiusa in casa e l’economia che stenta a ripartire si stanno moltiplicano i casi dei raggiri a danno degli anziani». Le denunce sono in aumento in tutte le questure dell’isola – (si parla di centinaia di casi, oltre 20mila in tutta Italia) e c’è una bella fetta di over 70 che rinuncia a chiedere giustizia per vergogna o, forse, per quel senso di debolezza che lascia ferite più profonde del danno economico. «E’ un fenomeno in crescita – conferma la numero uno del sindacato dei pensionati di Confartigianato – ed è un problema che si può provare a frenare solo con una corretta informazione rivolta alle fasce di popolazione più deboli». In molte città si sta facendo (a Sassari la Polizia municipale è da sempre molto attenta al fenomeno) ma se è vero che forze dell’ordine, sindacati e associazioni di volontariato invitano a tenere alta la guardia e anche vero che i truffatori sono sono sempre più audaci e, negli ultimi tempi, anche tecnologici. Così al finto carabiniere, all’idraulico o all’impiegato di banca si aggiungono ora le truffe on line e quelle evergreen che corrono sui telefonini. «E’ necessario tenere alta la guarda sui raggiri, a maggior su quelli via web e al telefono, un fenomeno che sta dilagando in maniera preoccupante in tutta Italia e anche nella nostra Isola – spiega Paola Montis –. Anche in questi giorni si stanno verificando molti casi, quasi sempre a danno degli anziani».
Una delle tecniche più utilizzate in questo momento è quella dello spoofing. Attraverso la modifica dell’identificativo telefonico, i truffatori chiamano spacciandosi per impiegati della propria banca, per operatori di energia elettrica, acqua o gas. I malcapitati destinatari vengono convinti a rilasciare i propri dati sensibili con le motivazioni più incredibili. «Molte volte – racconta la preside dell’Anap – succede che dall’altra parte della cornetta qualcuno si spacci per un tecnico che, con la scusa di fornire supporto digitale, riesce a installare un malware nel telefono e poi a rubare tutti i dati privati. E’ un allarme molto serio, per questo chiediamo di prestare attenzione soprattutto quando si tratta di telefonate che riguardano le banche o la Posta. Noi consigliamo di contattare la propria banca in caso di contatti sospetti e poi di informare le forze dell’ordine. Non c’è da vergognarsi e soprattutto non c’è tempo da perdere. Gli anziani sono i più fragili perchè tendono a fidarsi del prossimo e non hanno grande dimestichezza con la tecnologia. E non sono rari i casi di ultrasettantenni che hanno subito danni economici importante». Un fenomeno che è difficile da quantificare ma che il ministero dell’Interno stima nell’ordine di alcune decine di migliaia all’anno. L’ultimo dato disponibile parlava proprio di 20mila denunce ed è riferito al 2020. Poi c’è stato il Covid, gli anziani sono rimasti ancora più soli e i truffatori ne hanno approffitato. «Ecco perchè noi invitiamo tutti a tenere alta la guardia – conclude Paola Montis –. Se abbiamo anche un minimo sospetto prendiamo tempo e chiediamo aiuto». (a.l.)
Una delle tecniche più utilizzate in questo momento è quella dello spoofing. Attraverso la modifica dell’identificativo telefonico, i truffatori chiamano spacciandosi per impiegati della propria banca, per operatori di energia elettrica, acqua o gas. I malcapitati destinatari vengono convinti a rilasciare i propri dati sensibili con le motivazioni più incredibili. «Molte volte – racconta la preside dell’Anap – succede che dall’altra parte della cornetta qualcuno si spacci per un tecnico che, con la scusa di fornire supporto digitale, riesce a installare un malware nel telefono e poi a rubare tutti i dati privati. E’ un allarme molto serio, per questo chiediamo di prestare attenzione soprattutto quando si tratta di telefonate che riguardano le banche o la Posta. Noi consigliamo di contattare la propria banca in caso di contatti sospetti e poi di informare le forze dell’ordine. Non c’è da vergognarsi e soprattutto non c’è tempo da perdere. Gli anziani sono i più fragili perchè tendono a fidarsi del prossimo e non hanno grande dimestichezza con la tecnologia. E non sono rari i casi di ultrasettantenni che hanno subito danni economici importante». Un fenomeno che è difficile da quantificare ma che il ministero dell’Interno stima nell’ordine di alcune decine di migliaia all’anno. L’ultimo dato disponibile parlava proprio di 20mila denunce ed è riferito al 2020. Poi c’è stato il Covid, gli anziani sono rimasti ancora più soli e i truffatori ne hanno approffitato. «Ecco perchè noi invitiamo tutti a tenere alta la guardia – conclude Paola Montis –. Se abbiamo anche un minimo sospetto prendiamo tempo e chiediamo aiuto». (a.l.)
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