La prima vera Finanziaria: in aula è già scontro aperto
Il centrodestra con Schirru, Psd’Az: «Accelererà l’uscita dalla grande crisi» Le opposizioni, con Moriconi, Pd: «È solo una matassa di interventi a casaccio»
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CAGLIARI. Il centrodestra l’ha celebrata e continuerà a farlo fino al giorno del voto decisivo, forse fra una decina di giorni: «È la nostra prima Finanziaria politica. È incisiva, decisiva e di ampio respiro, dopo gli anni duri, bui e difficili della pandemia e dell’emergenza sanitaria». Ma sono gli stessi conti che, invece, il centrosinistra e i 5 stelle hanno già bocciato sulla carta: «Non esiste una strategia economica, ancora meno sociale. Non si capisce come vogliate risollevare la Sardegna. È solo una matassa di interventi messi assieme a casaccio». Qualche giorno fa era stato questo il tono dello scambio di battute, sempre acceso, nell’aula della commissione bilancio del Consiglio regionale. Nulla è cambiato, nella prima giornata di dibattito ufficiale e pubblico sulla Manovra 2022 da 9,5 miliardi, con oltre quattro destinati comunque a pagare la spesa sanitaria. E nulla cambierà, nel testa a testa, nei prossimi giorni. Lo s’è capito, sin dalla relazione di Stefano Schirru, Psd’Az, presidente della commissione bilancio, contrapposta a quella delle opposizioni, con Cesare Moriconi del Pd.
Il confronto. Schirru ha detto: «È una Finanziaria dal forte segnale politico. Il testo di partenza è molto buono. Semmai dobbiamo aggiustare e correggere qualcosa in aula, ma di sicuro vogliamo che sia approvata in tempi rapidi. Perché, nel pacchetto, noi e la Giunta abbiamo elencato tutti gli aiuti possibili per sostenere l’economia e le famiglie dopo la grande crisi di questi ultimi anni. I segnali di ripresa ci sono, ma non sono ancora abbastanza forti. Dunque, è indispensabile una Finanziaria che acceleri la risalita e proprio la nostra avrà e produrrà l’effetto sperato». Moriconi ha replicato: «Ci aspettavamo una Legge di stabilità molto diversa da quella che ci avete presentato. Questa è limitata, improvvisata e inadeguata. Neanche una delle grandi sfide all’orizzonte, dai trasporti alla sanità, dalle strade agli ospedali, l’avete affrontata con decisione e serietà. Volete solo continuare a illudere i sardi con i vostri annunci, ma nascondete che oggi la Sardegna è sempre in fondo alle classifiche per capacità di spesa dei fondi nazionali ed europei, e finirà per navigare a vista anche sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Pnrr». Il botta e risposta andrà avanti così fino al giorno dell’ultimo voto.
Primo scoglio. Non ci sono dubbi neanche su questo: i due schieramenti hanno idee molto diverse anche su come va combattuto lo spopolamento nei Comuni sotto i 3mila abitanti. In questi giorni la maggioranza di centrodestra non ha perso occasione per esaltare i bonus bebè (600 euro fino ai 5 anni d’età) e gli incentivi alle imprese che apriranno o trasferiranno l’attività dove oggi c’è poco o nulla. «Questo pacchetto –ha detto Schirru – è il fiore all’occhiello della nostra Finanziaria». Ma l’opposizione ha dato si da subito una lettura di tutt’altro tipo. Gianfranco Satta dei Progressisti è stato perentorio nella critica: «A essere sbagliato è proprio il metodo a monte degli incentivi. L’unico criterio che proponete è quello del numero di abitanti in questo o quel Comune. Non c’è altro. Manca del tutto un’analisi sulle singole comunità e sulle loro richieste. Senza indicatori molto più reali e differenziati, i vostri interventi finiranno per essere solo un torrente di aiuti che non lasceranno nulla». Poi Salvatore Corrias, Pd, che è anche sindaco di Baunei, ha alzato il tiro delle critiche. «Senza poter contare su servizi essenziali certi ed efficienti – ha detto – nessuna famiglia, nessuna impresa si trasferirà nei piccoli Comuni. Prima o poi gli incentivi finiranno e senza prospettive durature, di cui nella vostra Finanziaria non c’è traccia, da quei territori andranno via dopo pochi anni». (ua)
Il confronto. Schirru ha detto: «È una Finanziaria dal forte segnale politico. Il testo di partenza è molto buono. Semmai dobbiamo aggiustare e correggere qualcosa in aula, ma di sicuro vogliamo che sia approvata in tempi rapidi. Perché, nel pacchetto, noi e la Giunta abbiamo elencato tutti gli aiuti possibili per sostenere l’economia e le famiglie dopo la grande crisi di questi ultimi anni. I segnali di ripresa ci sono, ma non sono ancora abbastanza forti. Dunque, è indispensabile una Finanziaria che acceleri la risalita e proprio la nostra avrà e produrrà l’effetto sperato». Moriconi ha replicato: «Ci aspettavamo una Legge di stabilità molto diversa da quella che ci avete presentato. Questa è limitata, improvvisata e inadeguata. Neanche una delle grandi sfide all’orizzonte, dai trasporti alla sanità, dalle strade agli ospedali, l’avete affrontata con decisione e serietà. Volete solo continuare a illudere i sardi con i vostri annunci, ma nascondete che oggi la Sardegna è sempre in fondo alle classifiche per capacità di spesa dei fondi nazionali ed europei, e finirà per navigare a vista anche sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Pnrr». Il botta e risposta andrà avanti così fino al giorno dell’ultimo voto.
Primo scoglio. Non ci sono dubbi neanche su questo: i due schieramenti hanno idee molto diverse anche su come va combattuto lo spopolamento nei Comuni sotto i 3mila abitanti. In questi giorni la maggioranza di centrodestra non ha perso occasione per esaltare i bonus bebè (600 euro fino ai 5 anni d’età) e gli incentivi alle imprese che apriranno o trasferiranno l’attività dove oggi c’è poco o nulla. «Questo pacchetto –ha detto Schirru – è il fiore all’occhiello della nostra Finanziaria». Ma l’opposizione ha dato si da subito una lettura di tutt’altro tipo. Gianfranco Satta dei Progressisti è stato perentorio nella critica: «A essere sbagliato è proprio il metodo a monte degli incentivi. L’unico criterio che proponete è quello del numero di abitanti in questo o quel Comune. Non c’è altro. Manca del tutto un’analisi sulle singole comunità e sulle loro richieste. Senza indicatori molto più reali e differenziati, i vostri interventi finiranno per essere solo un torrente di aiuti che non lasceranno nulla». Poi Salvatore Corrias, Pd, che è anche sindaco di Baunei, ha alzato il tiro delle critiche. «Senza poter contare su servizi essenziali certi ed efficienti – ha detto – nessuna famiglia, nessuna impresa si trasferirà nei piccoli Comuni. Prima o poi gli incentivi finiranno e senza prospettive durature, di cui nella vostra Finanziaria non c’è traccia, da quei territori andranno via dopo pochi anni». (ua)
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