Siamo responsabili e consapevoli delle nostre reazioni
di Andrea Ruzzeddu*
L’episodio che ha visto tutta la città, chi in prima persona e chi tramite i social (si potrebbe aprire una riflessione anche su questo), non ha giustificazioni. Come sempre, quando si vedono calci o...
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L’episodio che ha visto tutta la città, chi in prima persona e chi tramite i social (si potrebbe aprire una riflessione anche su questo), non ha giustificazioni. Come sempre, quando si vedono calci o pugni, ci si chiede: perché? Ma bisognerebbe chiedersi, c’è sempre una spiegazione a ciò che si fa? Le cose si possono dividere veramente in giuste o sbagliate? Questa divisione è oggettiva? E se lo è, perché qualcuno ancora compie ciò che è sbagliato?
Innanzitutto perché l’uomo non è una macchina ma è dotato di emozioni che, insieme alla razionalità, lo guidano. Spesso sono proprio i sentimenti a sopraffare la ragione e si finisce con l’agire senza pensare a quello che si sta facendo. Allora non sempre chi compie una scorrettezza ha una giustificazione dietro al suo atto. In questo caso, le due ragazze lo avevano: forse lo aveva una, forse l’altra, ma non è questo ciò che importa. Quel che conta è il modo in cui hanno “risolto” l’ostilità: pianificando una rissa con tirapugni e martelli. Dunque lo scontro era voluto, non casuale, neanche un attacco d’ira sfociato in dramma.
Considerato che sono due ragazze che ancora frequentano la scuola, si tende a dare la colpa alle famiglie o al sistema scolastico che continua a non educare a dovere i propri studenti, ma non sarebbe corretto in questo caso. Se tutti sappiamo che la violenza non è mai la risposta, allora perché è stata scelta? Se è sbagliata, perché è stata usata?
La violenza non è mai la reazione giusta alla rabbia, e anche le due ragazze lo sapevano. Eppure hanno deciso di risolvere la loro questione a pugni. Allora la giustificazione qui non esiste: è stata una scelta. Loro hanno scelto le mani benché sapessero che era sbagliato. Se siamo uomini liberi dobbiamo anche capire che la colpa non va sempre ricercata altrove perché può risiedere anche in noi stessi. E se siamo noi ad utilizzare in modo sbagliato la nostra libertà, è chiaro che tutto ciò che c’è fuori dal nostro Io ci influenza fino a pagina due. Dunque è inutile dire che c’è bisogno di psicologi nelle scuole e che l’educazione civica serve a rendere gli studenti dei cittadini più coscienziosi. Queste cose non evitano che incidenti di questo tipo accadano proprio perché l’uomo può scegliere di fare sia il giusto sia lo sbagliato. Loro hanno sbagliato e sono state vittime della loro libera scelta. Si spera che dopo averci sbattuto la testa abbiano capito che quello non è stato il modo giusto per risolvere un contrasto. Ma quelle ferite e quel sangue sono il riflesso della loro volontà, non una conseguenza dell’inefficienza altrui.
*Andrea frequenta il liceo europeo Canopoleno a Sassari
Innanzitutto perché l’uomo non è una macchina ma è dotato di emozioni che, insieme alla razionalità, lo guidano. Spesso sono proprio i sentimenti a sopraffare la ragione e si finisce con l’agire senza pensare a quello che si sta facendo. Allora non sempre chi compie una scorrettezza ha una giustificazione dietro al suo atto. In questo caso, le due ragazze lo avevano: forse lo aveva una, forse l’altra, ma non è questo ciò che importa. Quel che conta è il modo in cui hanno “risolto” l’ostilità: pianificando una rissa con tirapugni e martelli. Dunque lo scontro era voluto, non casuale, neanche un attacco d’ira sfociato in dramma.
Considerato che sono due ragazze che ancora frequentano la scuola, si tende a dare la colpa alle famiglie o al sistema scolastico che continua a non educare a dovere i propri studenti, ma non sarebbe corretto in questo caso. Se tutti sappiamo che la violenza non è mai la risposta, allora perché è stata scelta? Se è sbagliata, perché è stata usata?
La violenza non è mai la reazione giusta alla rabbia, e anche le due ragazze lo sapevano. Eppure hanno deciso di risolvere la loro questione a pugni. Allora la giustificazione qui non esiste: è stata una scelta. Loro hanno scelto le mani benché sapessero che era sbagliato. Se siamo uomini liberi dobbiamo anche capire che la colpa non va sempre ricercata altrove perché può risiedere anche in noi stessi. E se siamo noi ad utilizzare in modo sbagliato la nostra libertà, è chiaro che tutto ciò che c’è fuori dal nostro Io ci influenza fino a pagina due. Dunque è inutile dire che c’è bisogno di psicologi nelle scuole e che l’educazione civica serve a rendere gli studenti dei cittadini più coscienziosi. Queste cose non evitano che incidenti di questo tipo accadano proprio perché l’uomo può scegliere di fare sia il giusto sia lo sbagliato. Loro hanno sbagliato e sono state vittime della loro libera scelta. Si spera che dopo averci sbattuto la testa abbiano capito che quello non è stato il modo giusto per risolvere un contrasto. Ma quelle ferite e quel sangue sono il riflesso della loro volontà, non una conseguenza dell’inefficienza altrui.
*Andrea frequenta il liceo europeo Canopoleno a Sassari
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