Cinque progetti in corsa per disegnare il futuro
di Roberto Sanna
Il primo passaggio verso il finanziamento da 100 milioni è stato superato
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SASSARI. Cinque progetti per cento milioni di euro complessivi, distribuiti su tutta l’isola per riqualificare strutture di prestigio e trasformarle in poli di tecnologia, servizi e didattica. L’Università di Sassari ha mosso il primo passo nella corsa ai fondi del Pnrr e il primo step è stato vincente: tutti e cinque i progetti presentati hanno superato la prima fase di valutazione preliminare dell’Agenzia per la Coesione territoriale. Una selezione che ha fatto vittime importanti, se è vero che dei 240 progetti arrivati sui tavoli per la valutazione 100 sono stati esclusi. L’Ateneo aveva risposto all’avviso pubblico per la “manifestazione di interesse per la candidatura di idee progettuali da ammettere ad una procedura negoziale finalizzata al finanziamento di interventi di riqualificazione e rifunzionalizzazione di siti per la creazione di ecosistemi dell'innovazione nel Mezzogiorno”. Cinque idee con base a Sassari, Olbia, Alghero, Bosa e Arborea che hanno dimostrato di avere le carte in regola per presentarsi alla seconda fase: «Un premio per il lavoro progettuale messo in campo dall’Ateneo – commenta soddisfatto il rettore Gavino Mariotti – e in particolare per il gruppo coordinato dal prorettore Andrea Piana, composto dai professori Veronica Camerada, Alessandra Casu e Antonio Usai, unitamente ad altri colleghi docenti e componenti del personale tecnico amministrativo». Il versante progettuale è quello che più inorgoglisce Mariotti «perché forse non tutti hanno ben chiaro che cosa significhi concorrere ai fondi del Pnrr – spiega –. Si pensa che basti compilare bene una domanda e poi i soldi arrivano, ma non è così: servono progetti veri, competenze, partnership qualificate. Bisogna proporsi come parte attiva ed è quello che l’Università vuole essere per il territorio, possiamo anzi dire che i bandi del Pnrr costituiscono la prima occasione per mostrare quella che deve essere una nuova visione strategica. Un lavoro finalizzato anche verso l’obiettivo primario che di dare prospettive concrete ai nostri studenti».
Il Pnrr in questo momento è un territorio vergine: «Anche per chi ha promosso il bando questo è una sorta di “crash test” – spiega Alessandra Casu, docente del Dipartimento di Architettura –. Nel senso che essendo il primo in assoluto, si potranno rilevare punti forti e criticità della procedura. Si va avanti a stati di avanzamento e vengono premiati i progetti che si trovano allo stadio più avanzato. Con la variabile che arriva all’improvviso una telefonata che ti dà appuntamento per una verifica dopo dieci giorni e i gruppi di lavoro devono farsi trovare operativi. I tempi sono ristretti: i cantieri dovranno essere operativi già nel secondo semestre di quest’anno e la rendicontazione è fissata per il 2026».
«Questa occasione ci consente di inaugurare il nuovo corso dell’Ateneo – aggiunge Antonio Usai, docente del Dipartimento di Economia –: uscire dalle aule e andare sul territorio, contaminarlo e sostenere processi anche di riconversione, contribuire a creare occupazione e benessere. Significa, quindi, sostenere a tutto tondo quella che è la nostra “terza missione”».
Il Pnrr in questo momento è un territorio vergine: «Anche per chi ha promosso il bando questo è una sorta di “crash test” – spiega Alessandra Casu, docente del Dipartimento di Architettura –. Nel senso che essendo il primo in assoluto, si potranno rilevare punti forti e criticità della procedura. Si va avanti a stati di avanzamento e vengono premiati i progetti che si trovano allo stadio più avanzato. Con la variabile che arriva all’improvviso una telefonata che ti dà appuntamento per una verifica dopo dieci giorni e i gruppi di lavoro devono farsi trovare operativi. I tempi sono ristretti: i cantieri dovranno essere operativi già nel secondo semestre di quest’anno e la rendicontazione è fissata per il 2026».
«Questa occasione ci consente di inaugurare il nuovo corso dell’Ateneo – aggiunge Antonio Usai, docente del Dipartimento di Economia –: uscire dalle aule e andare sul territorio, contaminarlo e sostenere processi anche di riconversione, contribuire a creare occupazione e benessere. Significa, quindi, sostenere a tutto tondo quella che è la nostra “terza missione”».
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