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L’assessora Satta respinge le accuse

L’assessora Satta respinge le accuse

Nomine illegittime dei direttori generali, all’udienza gup Solinas non si presenta

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CAGLIARI. Un’ora e mezza di esame davanti al gup Ermengarda Ferrarese, rispondendo alle domande del pm Andrea Vacca: la fatica difensiva dell’assessora regionale agli affari generali Valeria Satta si è conclusa a fine mattinata, quando il giudice ha aggiornato l’udienza preliminare al 21 marzo. Non c’erano il presidente della Regione Christian Solinas e neppure il capo di gabinetto Maria Grazia Vivarelli a difendersi dalla richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura nei confronti di tutti e tre per le nomine di due direttori generali della Regione, per l’accusa privi dei requisiti di legge: «La mia assistita - ha spiegato l’avvocato Massimiliano Ravenna - ha ribadito che non c’è stata alcuna volontà di coartare la volontà dei dirigenti ma nemmeno di favorire nessuno».

Le nomine al centro del procedimento penali sono quelle dei direttori generali alla presidenza e alla protezione civile decretate il 30 settembre 2019 dal governo regionale, per le quali Solinas deve risponderedi abuso d’ufficio, l’assessora Satta anche di tentata concussione, mentre la responsabile del gabinetto Maria Grazia Vivarelli è accusata di induzione indebita a dare e promettere utilità. All’origine dei fatti la decisione assunta da Solinas e avallata dall’assessora Satta di nominare l’avvocata Silvia Curto e l’ingegnere Antonio Pasquale Belloi. La scelta scatena polemiche e proteste, perché nessuno dei due risulta in possesso dei titoli necessari per ricoprire gli incarichi. Parte un ricorso al Tar firmato dal sindacato dei dirigenti regionali e i servizi usciti su diversi giornali inducono la Procura a compiere verifiche. Il pm Vacca non perde tempo e sente Carmine Spinelli, il direttore generale dell’assessorato agli affari generali, cofirmatario dei decreti di nomina. È lui a riferire con precisione ogni passaggio dell’operazione che ha condotto alle nomine, compresa la leggina - la numero 25 del 2019 - composta da tre soli articoli che il consiglio regionale approva su iniziativa della giunta il 23 dicembre 2019, a conclusione di una seduta-fiume terminata dopo mezzanotte, una seduta in cui parte dell’assemblea si mette di traverso. In quel breve testo - è l’accusa - il governo regionale cerca di aggiustare le cose per evitare guai. Vengono allargati i criteri per la nomina dei dirigenti esterni, criteri che nella stesura dei decreti - è la contestazione della Procura - apparivano in parte ignorati. (m.l)

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